Squillace e la Dormitio Virginis: quando il 15 agosto la Calabria parla la lingua di Costantinopoli

Il 15 agosto, a Squillace, il tempo sembra sospendere il suo corso normale per riannodare i fili di una storia antica e profondamente radicata. È la giornata in cui la tradizione romana celebra la solennità dell’Assunzione di Maria e in cui la comunità festeggia anche la dedicazione della sua concattedrale. Eppure, sotto le navate e tra le pietre di questa storica città calabrese, l’aria d’agosto profuma di un’eredità ancora più remota e affascinante, quella della Dormitio Virginis, la grande festa che il mondo bizantino consacra al transito della Madre di Dio. Nella Cappella dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la cui presenza è attestata nei documenti almeno tra il 1703 e il 1705, è custodito un prezioso simulacro ligneo. Nonostante sia un’opera di età moderna, questa scultura conserva intatta una forma iconografica squisitamente orientale, facendosi interprete di una memoria immateriale che ha attraversato i secoli e le generazioni. L’origine di questo culto non si lascia definire con un’esatta precisione cronologica, ma trova il suo terreno più autentico nel lungo periodo compreso tra l’VIII e il XI secolo, quando la diocesi di Squillace seguiva il rito greco ed era direttamente subordinata al Patriarcato di Costantinopoli. A differenza dell’arte occidentale, che già tra il X e l’XI secolo ha iniziato a raffigurare la Vergine accolta in Cielo già assunta in anima e corpo, le Chiese d’Oriente hanno prediletto fin dalla Tarda Antichità la rappresentazione della Dormitio. In essa si contempla il transito di Maria, il suo addormentarsi circondata dagli Apostoli e avvolta dalla tenerezza del Figlio, che ne raccoglie l’anima come un’infantina. Questa divergenza iconografica non è un semplice dettaglio estetico, ma nasce da una diversa sensibilità teologica e da una differente concezione della memoria liturgica: se l’Occidente celebra il compimento glorioso della Salvezza, l’Oriente contempla il mistero della morte come il passaggio dolce e luminoso verso la vita eterna. Nel rito bizantino la Dormitio Virginis costituisce una delle Dodici Grandi Feste dell’anno liturgico. Il fatto che a Squillace questa memoria combaci con le celebrazioni dell’Assunzione dimostra come la Calabria sia stata nel tempo uno straordinario laboratorio di sintesi e di incontro tra culture e sensibilità spirituali diverse. Questa profonda impronta orientale affonda le sue radici nella storia politica e religiosa del Mediterraneo. All’indomani della guerra greco-gotica, la Calabria entrò stabilmente nell’orbita dell’Impero Romano d’Oriente e Squillace, prezioso presidio del versante ionico, divenne parte integrante del Tema di Calabria. In quella stagione la città non era un’isolata periferia, ma un centro vitale del mondo bizantino, dove il rito greco si affermò come forma liturgica ufficiale, la lingua greca risuonava nei documenti e nei sacri uffici, e la vita spirituale era scandita dalla presenza del monachesimo orientale, dagli asceti e dai padri basiliani. Un contributo decisivo a questa feconda mediazione culturale era stato offerto, ancora prima, da una delle figure più illustri della terra squillacese, cioè Cassiodoro. Dopo una brillante carriera politica alla corte di Ravenna, Cassiodoro fece ritorno nella sua terra natìa per fondare il Vivariense, un celebre centro di studio e di copiatura dei codici sacri e classici. Attraverso la sua opera, egli introdusse in Calabria la spiritualità monastica orientale, valorizzò la lectio divina secondo la tradizione greca e plasmo un modello di pensiero capace di dialogare apertamente con i Padri della Chiesa d’Oriente, rendendo il Vivarense un vero e proprio ponte tra la cultura latina e quella bizantina. Oggi, mentre la comunità celebra la festa del quindici agosto, la presenza del simulacro della Dormitio nella sua cappella appare come una traccia viva e concreta di quell’orizzonte spirituale. Le rappresentazioni della Dormitio nell’arte sacra squillacese non sono semplici reperti del passato, ma un filo rosso che lega la sensibilità moderna della Calabria all’Oriente cristiano. La Dormitio Virginis di Squillace è un frammento di storia mediterranea, una testimonianza tangibile della pluralità di riti, teologie e linguaggi che hanno arricchito questa terra. Custodire questo simulacro e rinnovarne il culto significa preservare un’eredità che parla di dialogo e di integrazione, ricordando che Squillace, pur essendo una piccola città, racchiude una storia grande e plurale, capace di parlare correntemente il greco, il latino e i molteplici linguaggi del Mediterraneo.
Carmela Commodaro
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