“Labirinti cromatici”: l’arte di Rocco Bruno accende il castello di Squillace



Nel castello di Squillace è stata inaugurata, mercoledì 12 agosto, la mostra “Labirinti cromatici” di Rocco Bruno, richiamando decine di visitatori in un clima di partecipazione viva e curiosa. Tra i presenti figuravano anche il consigliere regionale Enzo Bruno, i sindaci di Squillace e Vallefiorita, Enzo Zofrea e Salvatore Megna, e l’assessore comunale al turismo Natascia Mellace. Proprio Mellace, portando i saluti istituzionali, ha sottolineato come l’amministrazione comunale sia solita valorizzare la grande arte, definendo quella di Bruno un incontro felice tra antichità e modernità e riconoscendo nella mostra un momento significativo per la vita culturale della città. Rocco Bruno, nato in Calabria, ha sempre avuto un rapporto istintivo con il colore, un legame che affonda le radici in un ricordo d’infanzia: la tovaglia bianca della domenica macchiata dal rosso vivo di un melograno, un gesto innocente che gli costò qualche rimprovero ma che, nel tempo, si è trasformato in una sorta di epifania creativa. Da allora il colore non lo ha più abbandonato. Gli studi al liceo artistico, la formazione alla Stamperia d’Arte, il percorso all’Accademia di Belle Arti e la successiva docenza hanno costruito un cammino coerente, sempre guidato da una ricerca intima e personale. Bruno racconta che dipingere è per lui un momento di rigenerazione, un luogo interiore dove perdersi per ritrovarsi, e che l’esposizione delle opere non rappresenta un obiettivo, ma un punto di verifica, un’occasione per confrontarsi e ripartire. La presentazione della mostra è stata affidata al prof. Giuseppe Giglio, storico e critico dell’arte, che ha definito la ricerca di Bruno come un equilibrio perfetto tra rigore geometrico e libertà espressiva, un “costruttivismo lirico” capace di fondere struttura e emozione. Le opere esposte non sono semplici stesure di colore, ma organismi visivi complessi, attraversati da linee che costruiscono un’architettura interna fatta di cellule, direzioni e snodi. In questo spazio pulsante, il colore assume un ruolo decisivo: talvolta esplode in toni intensi e vibranti, altre volte si ritrae in palette più misurate che invitano alla contemplazione simbolica. Pur evocando labirinti, città immaginarie e strutture architettoniche, la geometria di Bruno non si irrigidisce mai. Rimane un principio vitale, aperto al movimento e all’imprevedibilità, come se ogni opera custodisse un ritmo segreto che lo spettatore è chiamato a scoprire. Il suo linguaggio astratto, profondamente personale, unisce la pittura alla sensibilità della scultura, offrendo molteplici livelli di lettura che richiedono uno sguardo lento, attento, capace di sottrarsi all’immediatezza delle immagini contemporanee. “Labirinti cromatici” si presenta così come un viaggio dentro la materia e dentro il pensiero, un percorso che trasforma il castello di Squillace in un luogo di esplorazione visiva e interiore. È un invito a lasciarsi guidare dalle linee, dai colori, dalle vibrazioni che abitano le opere, e a riconoscere, in quel dialogo silenzioso, la forza di un’arte che continua a interrogare e a sorprendere. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 27 agosto.
Carmela Commodaro
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