Interviste SottoTraccia di Davide Mercurio. La 57.ma è sul Be Alternative Festival, l’alternativa che ha trovato casa in Sila

Un percorso che si chiude, una storia che continua. Interviste SottoTraccia, curate da Davuide Mercurio, del Collettivo OndaRock, saluta il proprio pubblico dopo 57 appuntamenti, 57 incontri che hanno generato racconto, comunità, confronto. Davide rivolge 57 volte grazie: a chi ha deciso di esporsi, a chi ha letto anche solo per pochi minuti, a chi ha creduto che un progetto indipendente potesse diventare spazio condiviso. Il rumore, quello vero, è stato fatto insieme. Per chiudere questo viaggio, non poteva esserci luogo più simbolico del Be Alternative Festival, realtà che negli anni ha costruito una propria identità senza inseguire le mode. A raccontarlo a Davide Mercurio, nella 57.ma intervista, è Cristian Romeo, Art Director della manifestazione, che ripercorre un cammino fatto di sacrifici, intuizioni e una visione precisa. L’obiettivo, fin dall’inizio, era ambizioso, per offrire alla Calabria un Festival capace di competere con i grandi eventi nazionali, interrompendo quella migrazione culturale che costringe gli appassionati a spostarsi altrove per vivere concerti di alto livello. La svolta è arrivata con la scelta della Sila, un luogo che ha trasformato il territorio in valore aggiunto, fondendo natura e musica in un’identità ormai riconoscibile. Essere un Festival indipendente significa convivere ogni anno con un equilibrio delicato tra sostenibilità economica e coerenza artistica. Be Alternative affronta questa sfida puntando su nomi capaci di coinvolgere il pubblico, ma anche su artisti che rappresentano ricerca e coraggio: Motorpsycho, Mogwai, Jeff Mills, Kula Shaker, Timber Timbre, Subsonica. Un cartellone che racconta la volontà di restare trasversali, senza perdere autenticità. Il territorio, però, è al tempo stesso limite e risorsa con poche infrastrutture, mobilità complessa, burocrazia. Ma la Sila restituisce un contesto autentico, selvaggio, ospitale, che rende il Festival unico nel suo genere. Dietro ogni edizione c’è un lavoro di squadra fatto di confronti, discussioni, compromessi. Un processo indispensabile per costruire una proposta coerente ma mai scontata. Anche il nome Be Alternative racconta una filosofia: nato quasi diciassette anni fa dall’esigenza di vivere un’alternativa ai modelli dominanti, il Festival ha trasformato quella che un tempo veniva considerata una diversità in un punto di forza. Perché quando le alternative non esistono, c’è sempre qualcuno disposto a crearle. Si chiude così anche il viaggio di Interviste SottoTraccia, con una storia che parla di indipendenza, visione e coraggio. Forse il modo migliore per salutarsi. O, più semplicemente, per ricominciare da un’altra parte.
Carmela Commodaro

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