Squillace, completato l’intervento di pulizia al Ponte del Diavolo

Il recente intervento di pulizia e sfalcio nell’area del Ponte del Diavolo o Ponte del Ghetterello, come viene chiamato nei documenti più antichi, restituisce dignità e bellezza a uno dei luoghi più iconici del territorio di Squillace. Un’azione concreta che valorizza un bene storico e paesaggistico di grande fascino, immerso nella natura e avvolto da racconti che da secoli alimentano l’immaginario collettivo. L’opera, collocata lungo l’antico tracciato che collegava Squillace al fondovalle dell’Alessi, è considerata una delle strutture più suggestive dell’area. La tradizione popolare racconta che il ponte sia stato costruito dal Diavolo in una sola notte, in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Ma l’astuzia di un pastore, che fece passare per primo un cane (in alcune versioni, una pecora), avrebbe beffato il maligno, dando origine a una delle leggende più amate della comunità locale. Questa narrazione, tramandata oralmente per generazioni, si intreccia con la storia reale del ponte, che affonda le sue radici nel Medioevo. Le sue caratteristiche costruttive, con l’arco a schiena d’asino, la pietra locale, la posizione strategica, richiamano le tecniche dei maestri costruttori attivi tra il XII e il XIV secolo, quando Squillace era un importante centro fortificato del Regno di Napoli. Oltre alla leggenda, il ponte rappresenta un tassello significativo della viabilità medievale che collegava il borgo alle aree agricole e ai mulini della valle. Documenti ottocenteschi lo citano come “Ponte del Ghetterello”, probabilmente dal nome di un antico fondo rurale o di una famiglia proprietaria dei terreni circostanti. La sua posizione, sospesa tra natura selvaggia e antichi percorsi, lo ha reso nei secoli un punto di riferimento per pastori, contadini e viandanti. Oggi continua a essere un simbolo identitario, un luogo che racconta la storia di una comunità capace di custodire e tramandare il proprio patrimonio. La pulizia e lo sfalcio dell’area circostante rappresentano un passo importante verso la valorizzazione del sito. L’intervento permette di restituire decoro all’intero contesto paesaggistico; favorire la fruibilità da parte di cittadini e visitatori; promuovere il turismo lento e la riscoperta dei percorsi naturalistici; tutela del patrimonio attraverso azioni di manutenzione costante. Un lavoro che non è solo tecnico, ma culturale: prendersi cura dei luoghi significa prendersi cura della memoria. Il Ponte del Diavolo non è soltanto un manufatto antico, ma anche un frammento di identità collettiva. Ogni intervento di tutela contribuisce a preservare un patrimonio che appartiene a tutti, un luogo dove storia, natura e tradizioni popolari si incontrano. Continuare su questa strada significa rendere sempre più accessibile e valorizzato un bene che merita di essere conosciuto, vissuto e raccontato. Perché custodire il nostro patrimonio significa custodire noi stessi.
Carmela Commodaro
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