Padre Antonio da Olivadi: luce di Calabria, apostolo delle missioni

Nella parrocchia Santa Maria delle Grazie di Olivadi sono in corso, dal 2 giugno al 26 luglio, gli “Incontri sul Venerabile Padre Antonio di Olivadi”, un cammino di approfondimento spirituale e storico dedicato alla figura del grande cappuccino missionario. Il percorso prevede catechesi sulle sue virtù e sui suoi scritti, mentre il 5 luglio si terrà un pomeriggio di spiritualità intitolato “Sulle orme del Venerabile Padre Antonio”: una partenza da Olivadi verso Squillace, per sostare in preghiera davanti alla sua tomba, custodita nella Cattedrale, nella navata dove oggi si trova la Cappella del Crocifisso.
L’auspicio condiviso da fedeli e sacerdoti è che questo rinnovato fervore possa contribuire a riaprire il processo di beatificazione e canonizzazione del venerato Padre Antonio. Il Venerabile Servo di Dio Padre Antonio da Olivadi, al secolo Giuseppe Antonio Punteri, nacque a Olivadi provincia di CZ il 1° gennaio 1653. La tradizione racconta che, nella notte della sua nascita, una luce prodigiosa brillò sul tetto della casa, vista da molti come segno della sua futura missione: essere “lume dei popoli e fiaccola di ardente zelo”.Fu battezzato il 5 gennaio nella chiesa di Sant’Elia e ricevette la Cresima dal vescovo di Squillace, mons. Rodolfo Dulcino. Entrato giovanissimo nell’Ordine dei Cappuccini, ricevette gli Ordini Minori il 17 dicembre 1667 nella Cattedrale di Squillace, per mano del vescovo Francesco Terotti, e fu ordinato sacerdote il 13 marzo 1677 dal vescovo Tommaso Perrone, già Vicario generale della diocesi.Fin dai primi anni, la sua vita si distinse per un ardore ascetico fuori dal comune e per una predicazione capace di scuotere e convertire. Per oltre trent’anni, Padre Antonio percorse la Calabria, il Regno di Napoli e la Sicilia, annunciando Cristo Crocifisso e i Dolori di Maria. Le folle lo seguivano con entusiasmo, lo veneravano come santo, e la sua parola penetrava nel cuore della gente semplice come dei potenti. Durante le missioni, al termine degli esercizi spirituali, era solito piantare croci una, cinque o sette che divennero segno di protezione e di miracoli. I testimoni raccontano che “non li conterrebbe un volume” i prodigi attribuiti a quelle croci e alla sua intercessione.La sua predicazione fu sostenuta da numerosi vescovi del Meridione e in particolare dal cardinale Vincenzo Orsini, futuro Papa Benedetto XIII, al quale Padre Antonio avrebbe persino predetto il pontificato. Tra i frutti più preziosi della sua missione vi sono due testi di grande diffusione: Anno doloroso di Gesù, Anno doloroso di Maria stampati a Napoli mentre egli era ancora in vita, divennero strumenti di meditazione sulla Passione del Signore e sui dolori della Madre. La morte e la fama di santità“Colmo di meriti, coronato di doni e consumato dalle fatiche”, Padre Antonio morì il 22 febbraio 1720 nel Convento di Squillace. La sua morte era stata preannunciata da un fanciullo, secondo la tradizione, e il popolo lo chiamava già Beato. Fu sepolto nella Cappella di Sant’Antonio del convento e la sua tomba divenne subito meta di devozione. Il Martyrologium Calabricum del 1743 lo ricorda come uomo:“confixus Cruci Jesu mentis meditatione, & corporis afflictatione… dono lacrymarum, prophetiae lumine, occultorum cognitione, miraculorum operatione insignitus”. Il vescovo Michele Abbati avviò il processo canonico il 31 luglio 1736, inviandolo poi alla Congregazione dei Santi nel 1746. Le vicende politiche ne interruppero l’iter, ma nuovi documenti mostrano che il processo fu ripreso sotto il vescovo Nicola Notaris e che la devozione popolare non venne mai meno. Per lungo tempo si credette che i resti del Servo di Dio fossero andati perduti nel terremoto del 1783. Ma il 10 dicembre 1995 avvenne un fatto inatteso: le reliquie furono ritrovate nella Cattedrale di Squillace, nascoste nel monumento funebre del vescovo Notaris, che probabilmente le aveva custodite durante la ricostruzione del tempio nel 1798. Il 23 dicembre 1995, dopo la ricognizione canonica dell’arcivescovo Antonio Cantisani, i resti furono solennemente ricomposti nella Cappella del Crocifisso. Oggi, mentre la comunità di Olivadi dedica incontri, preghiere e pellegrinaggi alla sua memoria, cresce il desiderio che la Chiesa possa riconoscere ufficialmente la santità di questo figlio della Calabria, missionario ardente e consolatore dei sofferenti.La sua vita, segnata da zelo, penitenza e amore per il Crocifisso, continua a illuminare il cammino dei fedeli.
E la speranza condivisa è che presto si possa dire: Padre Antonio da Olivadi, Beato e Santo della nostra terra.
Carmela Commodaro


L’articolo Padre Antonio da Olivadi: luce di Calabria, apostolo delle missioni proviene da S1 TV.






