“La Ritornanza” di Vincenzo Ursini, in un mese già in ristampa

Vincenzo Ursini, ha attesto più di tre anni prima di dare alle stampe la sua opera prima di narrativa, “La Ritornanza”. «Ma questa attesa non è stata vana – dice lo scrittore di Petrizzi – perché il romanzo, a poco più di un mese dalla pubblicazione, è già in ristampa ed è acquistabile in edizione cartacea, sia attraverso le librerie online che su Amazon / amazon.it/dp/B0GT9KGMJ4».
Già noto negli ambienti letterari italiani per aver pubblicato diversi volumi di liriche, con alcuni dei quali ha vinto, nel corso degli anni, decine di prestigiosi concorsi letterari, Ursini ha affidato questo suo romanzo alla “Nuova Accademia dei Bronzi”, «rifiutando – sottolinea – due importanti proposte editoriali ricevute da note case editrici».
Tanti e tutti positivi i commenti espressi da critici e lettori.
«La Ritornanza – scrive Francesca Misasi, poetessa e critica letteraria – è un romanzo in cui la potenza della parola, saggia e scartavetrata da qualsivoglia orpello, diventa carne e sangue laddove attraversa temi e riflessioni a valenza universale creando un profondo intreccio tra psicologia, spiritualità e filosofia di vita oltre a scandagliare, con lucidità, la complessità delle esperienze e delle interazioni umane. L’interessante storia del protagonista, che cammina tra le stanze della memoria abitandole con garbo, si configura, in senso metaforico, come un’introspezione, un viaggio dentro se stesso, in cui confrontarsi con le proprie emozioni, il proprio passato, l’inquietudine che ha attraversato la sua esistenza, dopo essersi allontanato dal suo paese natale per realizzarsi. Ma, attraverso le sue stesse parole: “Io a Milano lavoro, non vivo” emerge il vero motivo della sua fuga dal Nord con la consapevolezza che, nella vita di ogni persona, esistono momenti che segnano il percorso dell’identità, frammenti di un passato che s’intrecciano col presente e costruiscono il senso di sé, il senso di appartenenza e la connessione con il proprio passato, la terra, la famiglia e con l’anima stessa».
Ed è in questa Ritornanza che il protagonista (professore universitario) s’interroga per riscoprire la memoria, quella dei luoghi non solo fisici ma affettivi e spirituali che lo hanno generato. Trattenere i luoghi, le persone che hanno popolato la sua infanzia, significa, per lui, ricercare il senso ontologico dell’esserci. Solo la propria terra è la custode d’amore mentre ogni altro luogo, diventa il fulcro del disconoscimento delle proprie radici.
«Ed è proprio in questa consapevolezza, in questo peregrinare tra i meandri della memoria, – prosegue Francesca Misasi – che i ricordi ricostruiscono quel mosaico di emozioni, di legami affettivi, di odori e sapori che hanno segnato l’esistenza del protagonista e definito la sua identità. Lo stesso valore dei ricordi, la stessa emotività di chi si confronta col proprio passato e il richiamo ancestrale della propria terra nativa, si ritrovano, per certi aspetti, anche nel romanzo “La Luna e i falò” di Cesare Pavese. Ma quando il “bastardo” Anguilla torna nel suo paese natale, scopre che nulla è cambiato e nonostante ripercorra il passato attraverso i luoghi e le persone della sua infanzia, non riesce a trovare un senso stabile nelle sue radici imbattendosi nella difficoltà di sentirsi davvero appartenente ad un luogo. La memoria felice per Anguilla viene superata dagli orrori e dai tradimenti che trasfigurano sia il passato che il presente e il ritorno, per lui, non diventa altro che una nuova partenza».
Per il Professore, invece, il ritorno, alimentato dalla memoria e dal ripercorrere visivamente ed emozionalmente il suo passato attraverso i ricordi, è motivo di rinascita, di catarsi, è l’aver trovato, finalmente, la quadratura del cerchio.
Un romanzo profondo, toccante, dove tutto ha un senso logico e in cui ogni tassello della memoria si ricompone, offrendo un affascinante quadro d’insieme dove la memoria e l’identità s’intrecciano con la forza simbolica della propria terra. Pagine straordinarie abitate con il cuore, le parole e i gesti quotidiani di una gente umile, che sfrangia saggezza e povertà ma che riempie gli occhi e il cuore d’icastica purezza. Un libro di riconosciuta importanza letteraria dove la semplicità e la caratura di una solida cifra stilistica amplificano l’eco emozionale dove abita il tempo della memoria. I ricordi, ben strutturati e raccolti in episodi, poggiano su un fraseggio vibrante, lirico che freme tra i souvenir, come un vecchio carillon che non ci si stanca mai di ascoltare.
«L’autore sfiora, nella narrazione, con la colta competenza che lo distingue, – conclude Misasi – le atmosfere del Verga laddove, anche lo scrittore siciliano, attraverso le scene di vita quotidiana e l’uso di espressioni dialettali e popolari, esplora e riflette la realtà sociale del tempo. E, scavando nel profondo, si ritrovano ancora, nella Ritornanza, alcuni temi cari al Pasolini, come il rapporto del protagonista con la madre, il voler cogliere, con attenzione filologica, il senso concreto, le persone e le voci della vita collettiva di un borgo per appropriarsi del loro valore ed entrare e partecipare con piacere in quel mondo che ama. Altro punto d’incontro, l’uso del dialetto che, per entrambi gli autori, riesce ad assorbire la realtà che lo circonda restituendone l’anima. E se Corrado Alvaro in “Gente in Aspromonte” descrive la vita dei pastori mettendo in luce le ingiustizie sociali, Vincenzo Ursini, con la stessa grazia compositiva e attraverso la memoria del protagonista, coglie e mette in luce i sentimenti, la laboriosità e, soprattutto la grande dignità dei calabresi.
Su tutto il romanzo, inoltre, aleggia il cuore e la voce dell’autore, sempre presenti in ogni pagina ma mai ingombranti, mai pesanti; un autore, Ursini, che ha saputo dosare, con magistrale e superbo equilibrio, il ritmo di ogni narrazione al fine di trasportare il lettore in quell’atmosfera rarefatta ma calda del passato, dove poter cogliere non solo l’intensità emotiva dei personaggi e delle loro azioni ma anche e soprattutto il loro rapporto con la Fede e la spiritualità».
Un romanzo ineguagliabile, che diventa non solo patrimonio culturale da preservare ma anche strumento imprescindibile per comprendere, attraverso il passato, le anguste geometrie del mondo contemporaneo.
L’articolo “La Ritornanza” di Vincenzo Ursini, in un mese già in ristampa proviene da S1 TV.






