La 29ª Intervista SottoTraccia di Davide Mercurio con la promoter Giorgia Boccuzzi

Il lavoro del promoter vive lontano dai riflettori. Non ha il glamour del palco, non raccoglie applausi, spesso non lascia nemmeno una firma visibile. Eppure è lì, in quell’ombra operosa, che si regge l’intero ecosistema della musica dal vivo. Senza chi organizza, connette, immagina e sostiene, concerti, tour e intere scene musicali semplicemente non esisterebbero. Con la ventinovesima puntata di Interviste SottoTraccia, a cura di Davide Murcurio del Collettivo OndaRock, il focus si sposta proprio su una di queste figure fondamentali: Giorgia Boccuzzi, promoter, organizzatrice, creatrice di spazi e possibilità prima ancora che di eventi. Una professionista che ha fatto della cura e dell’ascolto la propria cifra, trasformando luoghi e persone in comunità temporanee capaci di generare senso. Il racconto di Giorgia parte da stanze piccole, polverose, quasi anonime. Le sale prove degli anni Novanta, prive di estetica ma piene di verità, sono state la sua prima scuola. Lì ha imparato a osservare, ascoltare, leggere le energie. La musica entra nella sua vita come necessità, non come decorazione. E quando capisce che non potrà viverla principalmente come musicista, compie una scelta netta: se non può suonare, farà suonare gli altri. Non per calcolo, ma per urgenza emotiva. Da quella consapevolezza prende forma un percorso che attraversa gli house concert, intimi e ravvicinati, passa per il booking di band e approda alla produzione di eventi strutturati. Un cammino che la porta a dirigere spazi diventati, nel tempo, veri e propri rifugi culturali. Tra questi luoghi, il Sula Beach occupa un posto speciale. Per sette anni è stato molto più di un locale: una palafitta sul mare trasformata in un laboratorio di ascolto, accoglienza e scoperta. Qui trovavano spazio progetti fragili, suoni fuori formato, artisti che altrove non avrebbero avuto casa. Non un cartellone, ma un ecosistema. Non una programmazione, ma un luogo dove “succedeva qualcosa” che sfuggiva al controllo, e proprio per questo era autentico. Nel dialogo tra Davide e Giorgia emerge una visione lucida del presente. Il promoter non è più solo chi porta un concerto in un luogo: è chi costruisce un contesto. In un’epoca di consumo continuo e distratto, dove la musica è ovunque e spesso in sottofondo, l’esperienza dal vivo va resa necessaria, non scontata. Questo significa assumersi responsabilità, educare all’ascolto, creare spazi in cui fermarsi, restare, sentirsi parte di qualcosa. Il live, oggi, è un atto di resistenza culturale. Giorgia non nasconde le difficoltà. La comunicazione tende a schiacciare il contenuto, l’immagine sostituisce l’urgenza, l’estetica rischia di diventare cosmetica. È qui che il lavoro dell’organizzatore assume un peso politico: scegliere cosa sostenere, proteggere i progetti autentici, dare spazio a chi non nasce per essere performante ma necessario. Nell’underground, stare dalla parte della fragilità significa opporsi al rumore, difendere ciò che non urla ma parla. Promuovere musica in Calabria non è replicare modelli importati. È confrontarsi con una terra complessa, spopolata, spesso dimenticata. Fare cultura qui diventa un gesto di resistenza civile: attivare comunità, inventare spazi, rivendicare che musica, cinema e arte sono lavoro vero, non hobby accessori. È un modo per dire che anche ai margini possono nascere centri, che anche nelle periferie si può costruire futuro. L’intervista di Davide a Giorgia si chiude con una playlist ideale che attraversa generi e decenni: grunge, brit-pop, psichedelia, rock italiano, elettronica, cantautorato, house concert, rumore. Una colonna sonora senza ordine né confini, che racconta non solo una vita, ma tutte le persone, i luoghi e i piccoli miracoli incontrati lungo il cammino. Raccontare figure come Giorgia Boccuzzi, secondo Davide Mercurio, significa ricordare che ogni palco acceso è il risultato di scelte invisibili, di ascolto, di cura. E Davide, insieme al Collettivo OndaRocK, non può che augurarle di continuare a incontrare musica giusta, persone vere e idee necessarie, anche quando tutto sembra complicato. Perché far succedere le cose, oggi, è già un atto rivoluzionario.
Carmela Commodaro
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