Duplice omicidio Bruno-Raimondi: due nuovi indagati al 41 bis. Eseguiti provvedimenti cautelari nelle carceri di Rebibbia e L’Aquila

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catanzaro hanno eseguito un provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due soggetti già detenuti in regime di art. 41 bis. L’operazione si è svolta all’interno delle Case Circondariali di Roma-Rebibbia e L’Aquila. I destinatari del provvedimento sono considerati figure di primo piano della criminalità organizzata calabrese, uno, ritenuto capo della locale di ’ndrangheta di Cutro e, all’epoca dei fatti, capo crimine per le province di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Cosenza; l’altro, considerato esponente di spicco della cosca “Catarisano” di Borgia. Entrambi sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, dell’omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Giuseppe Bruno, reggente dell’omonima cosca di Vallefiorita, e della moglie Caterina Raimondi, assassinati nel territorio Squillace il 18 febbraio 2013. Un’indagine complessa che riapre uno dei delitti più efferati del territorio. L’attività investigativa, lunga e articolata, è stata condotta sotto la direzione della Dda di Catanzaro e delegata al Nucleo Investigativo dell’Arma. Gli inquirenti hanno ricostruito con precisione i momenti precedenti e successivi al duplice omicidio, analizzando atti giudiziari provenienti da diversi procedimenti e verificando le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui uno che avrebbe preso parte direttamente all’agguato. Questo lavoro ha permesso di far emergere nuovi elementi su un fatto di sangue che, per la sua ferocia e brutalità, aveva profondamente scosso l’opinione pubblica. La sera del 18 febbraio 2013, i due sicari si appostarono nei pressi della villa dei coniugi Bruno-Raimondi. L’obiettivo principale era Giuseppe Bruno, ma nell’agguato venne uccisa anche la moglie, Caterina Raimondi, che si trovava con lui al momento dell’esecuzione. Secondo gli investigatori, il duplice omicidio si inseriva in un contesto di regolamenti di conti interni alla ’ndrangheta e di ridefinizione degli equilibri criminali nel territorio. Per il duplice omicidio è in corso il processo dinanzi alla Corte di Assise di Catanzaro nei confronti di uno degli esecutori materiali.
Carmela Commodaro

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