Squillace, chiesa di San Pietro e del Carmine: quando sarà riaperta al culto?

La parrocchia di San Pietro Apostolo di Squillace da troppo tempo aspetta che la sua chiesa venga riaperta. Lavori fermi e proroghe di Scia nel corso degli anni probabilmente senza nessuna variante al progetto originale. Nel 2017, su progetto dell’architetto Maria Teresa Alcaro, la Cei ha finanziato con un contributo di euro 600.898,28 , grazie all’otto per mille, il “Recupero e consolidamento della Chiesa di San Pietro Apostolo in Squillace”. Il contributo è stato così ripartito: euro 465.885,61 per i lavori e 136.012,67 per spese di competenze. L’arcidiocesi di Catanzaro–Squillace ha incaricato il progettista ad eseguire i lavori di consolidamento; nel 2018 il progetto ha ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza archeologica delle arti e paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza, Crotone (sede staccata di Catanzaro); a giugno del 2019 è stata protocollata la comunicazione della Soprintendenza, con parere favorevole, all’ufficio tecnico del Comune di Squillace. Passa un anno dalla comunicazione della Soprintendenza e il 26 giugno 2020 c’è la segnalazione certificata di inizio lavori per il “Recupero, restauro e consolidamento della Chiesa di San Pietro Apostolo” all’ufficio tecnico del Comune di Squillace che concede una Scia della validità di un anno. Gli interventi previsti dal progetto per la messa in sicurezza dell’edificio sono: 1) la torre campanaria, dove si prevede la rimozione della scala in cemento armato, la sostituzione con una scala in ferro; la rimozione degli elementi danneggiati; la copertura del campanile con pulitura delle parti degradate e rifacimento; 2) il solaio dell’aula liturgica nella navata principale; 3) la cupola sul presbiterio; 4) la copertura della sacrestia soggetta ad infiltrazione d’acqua piovana e dove è prevista una nuova copertura a falde; 5) l’impianto elettrico; 6) il restauro conservativo e la ridefinizione degli apparati decorativi interni. Sono gli anni del Covid, sono gli anni del rallentamento di ogni attività e il 2019 è l’anno in cui Notre-Dame, a Parigi, va in fiamme, ma viene restaurata e consegnata al culto un anno fa. Nel settembre del 2022 il progettista e direttore dei lavori l’architetto Maria Teresa Alcaro lascia la direzione dei lavori per motivi strettamente personali, comunicando che alla data delle dimissioni i lavori non erano stati consegnati all’impresa affidataria e che nessuna lavorazione era stata eseguita all’interno del complesso architettonico in oggetto. Nel maggio del 2022 è stato richiesto un altro anno di proroga della Scia. Alle dimissioni del progettista Alcaro come direttore dei lavori subentrano l’architetto Samantha Martino e l’architetto Claudio Rocca che ricopriranno i ruoli di direttori dei lavori, coordinatori della sicurezza in fase progettuale, coordinatori della sicurezza in fase esecutiva. L’impresa che esegue i lavori è la Ro.Gu. Costruzioni s.r.l.; il direttore tecnico di cantiere è il p.i. Roberto Guzzo; il responsabile dei lavori il parroco pro tempore. Certo, il cambio dell’esecutivo dei lavori ha portato ulteriori ritardi. Il 23 febbraio del 2023 si richiede un’altra proroga di Scia al

Comune concessa ancora per un altro anno; tra saggi, sopralluoghi e rinvii questi lavori sembrano non completi e interminabili. Nel marzo del 2024 la Soprintendenza, che nel frattempo ha cambiato responsabile del procedimento, ha autorizzato lavori attinenti agli apparati decorativi e, a seguito di sopralluogo effettuato il 28 gennaio del 2025 insieme alla ditta aggiudicataria dei lavori, ha formulato alcune indicazioni operative concernenti scelte per una corretta definizione matericromatica, per cui si richiede di continuare ancora con saggi stratigrafici, con ampie indagini, con prove di colore. Da quello che si evince dalla missiva protocollata al Comune di Squillace il 25 febbraio 2025 i tempi si allungheranno ulteriormente, forse perché è venuto fuori, nella pulitura, un frammento di pittura parietale sull’arco trionfale con qualche lettera e una sagoma sbiadita probabilmente di un apostolo; ma già in fase di progettazione sono state raccolte informazioni di carattere storico, tecnico e scientifico ed erano previsti rilievi e indagini diagnostiche con apparecchiature specifiche che forniscono un quadro generale delle rinvenute colorazioni parietali o di opere d’arte che precedono un restauro. Siamo a settembre del 2025 e ancora non si hanno notizie: “quando riaprirà la nostra parrocchia”, chiedono gli anziani impossibilitati a partecipare ad una messa. L’agonia dei lavori della chiesa di San Pietro ha penalizzato una comunità viva e operativa, una parrocchia, la più grande per numero di fedeli, privata di molteplici attività pastorali; una pastorale giovanile ricca di ragazzi non esiste più; un oratorio attivo tre giorni alla settimana e molto partecipato ridotto a mezz’ora alla settimana. C’è la sensazione di una lungaggine senza fine, anche perché di attività lavorative evidenti non se ne vedono. Tutto tace, i ritardi aumentano e sono passati 6 anni dall’inizio dei lavori. La delusione cresce, perché quella di San Pietro è la chiesa in cui viene venerata la Madonna del Carmine, con l’unica grande festa della parrocchia e dove i fedeli, quando passavano di là, con la chiesa aperta, sentivano l’impulso ad entrare anche solo per una preghiera rivolta all’amata Vergine. Cosa ancora blocca e rimanda la riapertura della chiesa? Non ci sono varianti al progetto iniziale, allora di chi è la responsabilità di queste lungaggini? Chissà forse è stata richiesta un’altra proroga della Scia? La gente attende buone notizie, sapendo che la cattedrale di Notre-Dame di Parigi, gravemente danneggiata da un incendio, è stata riaperta al culto dopo soli 5 anni.
Carmela Commodaro

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