«Basta con la cultura della legalità che tanti danni ha fatto»

Parole gravi, esplicitamente pericolose in una terra come la Calabria, avvelenata della
‘ndrangheta.
A pronunciarle – così rilanciano varie testate giornalistiche – non è stato un boss della criminalità calabrese, ma niente poco di meno che un prete, don Nuccio Cannizzaro, in occasione degli Stati Generali del Sud di Forza Italia e alla presenza di Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, e Roberto Occhiuto, quest’ultimo nuovamente candidato a presidente alle prossime elezioni regionali calabresi.
Secondo il resoconto emerso, quindi, uno dei massimi rappresentati del Governo, insieme a colui che si candida a essere guida della Calabria per la seconda volta, hanno ascoltato le suddette parole senza batter ciglio. Non una presa di distanza, bensì un vergognoso silenzio.
In una Calabria, vilmente soffocata dalla ‘ndrangheta, da sempre privata della propria dignità da chi pratica quotidianamente la criminalità e il malaffare, la cultura della legalità dovrebbe essere, per i calabresi e ancor più per chi ricopre ruoli di rappresentanza, un faro guida.
E invece, con le nuove elezioni alle porte, il centrodestra calabrese ha scelto di esibirsi in uno spettacolo indegno non solo della nostra regione Calabria, ma di tutta la Repubblica, acconsentendo che si gettasse fango sul più onorabile dei principi su cui lo Stato si regge: la supremazia e il rispetto della legge.
Se a questo si aggiungono le recenti dimissioni di Roberto Occhiuto e l’immediata ricandidatura, successive alle vicende giudiziarie che lo hanno raggiunto, il quadro che emerge è quello di assoluta mancanza di responsabilità e di senso dell’onore.
L’Unione Giovani di Sinistra della Calabria, organizzazione giovanile di Sinistra Italiana, manifesta la propria indignazione e la più ferma condanna nei confronti delle vili parole didon Nuccio Cannizzaro e del silenzio assordante di coloro che, seduti in prima fila, le hanno udite senza far nulla.

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