Ricerca per:

Salute delle persone rifugiate, celebrati a Roma i vent’anni del Centro SaMiFo

Salute delle persone rifugiate, celebrati a Roma i vent’anni del Centro SaMiFo

ROMA (ITALPRESS) – Si è tenuto oggi, presso le Corsie Sistine di Borgo Santo Spirito 2, l’evento “Pratiche, saperi e politiche per la tutela della salute delle persone rifugiate”, organizzato in occasione del ventennale del Centro SaMiFo – Salute Migranti Forzati, diretto da Giancarlo Santone.
La giornata, articolata in tavole rotonde e momenti di testimonianza, è stata un’occasione per mettere in dialogo pratiche e politiche, valorizzando il lavoro costruito in questi anni e rafforzando reti e collaborazioni. La mattinata – introdotta dal giornalista e conduttore televisivo, Riccardo Iacona – si è aperta con la proiezione del video emozionale “20 anni di storia”, che ha evidenziato tutte le importanti attività svolte dal Centro SaMiFo dalla sua nascita ad oggi, e dalla toccante testimonianza della suora congolese, Pierrette. “Quando entrai per la prima volta nell’ambulatorio SaMiFo di Via Luzzatti pensavo a morire tutti i giorni. Mi hanno fatto capire che potevo affidarmi e fidarmi di loro, mi hanno protetta e curata. Giorno dopo giorno hanno abbattuto il muro di paura e di dolore che mi sovrastava, quel mondo che mi aveva cancellata come persona. Il Samifo è diventata la mia vera casa, mi ha permesso di pensare di avere ancora una vita, la mia vita”.
L’evento ha poi visto gli interventi di Elisa Gullino, Direttore Distretto 1 ASL Roma 1, di Padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, e di Barbara Funari, Assessora alle Politiche Sociali e della Salute di Roma Capitale. “SaMiFo – sostiene l’assessora Funari – rappresenta un’esperienza virtuosa nei servizi di integrazione socio sanitaria, ma anche una ‘visionè della città che vogliamo costruire insieme per la sua storia di impegno nell’accoglienza, nella cura e nell’ascolto dei nuovi cittadini. Vent’anni di attività rappresentano un traguardo importante e la testimonianza della qualità del lavoro svolto. Roma Capitale rinnova il suo impegno a fianco di SaMiFo, un presidio straordinario da valorizzare e sostenere ogni giorno”.
“Il Centro SaMiFo – ha dichiarato Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale della ASL Roma 1 – rappresenta un’eccellenza non solo per la ASL Roma 1, ma per l’intero sistema sanitario nazionale, incarnando perfettamente il concetto di sanità di prossimità e di accoglienza. In questi vent’anni, questa struttura è stata capace di trasformare la complessità dei flussi migratori in un modello di cura integrato, dove la competenza clinica si sposa con la profonda umanità e il rispetto dei diritti fondamentali. Celebrare questo anniversario significa per noi ribadire l’impegno costante nel garantire l’equità nell’accesso alle cure: dare una risposta corale, insieme con gli altri soggetti presenti qui oggi e che colgo l’occasione di ringraziare, per innovare i percorsi sociosanitari e costruire una forte rete territoriale solidale”.
Successivamente, il Direttore del Centro SaMiFo – Salute Migranti Forzati, Giancarlo Santone, ha ripercorso con grande emozione i vent’anni del Centro SaMiFo, a cui ha dedicato anche una monografia. “I vent’anni del SaMiFo sono un traguardo incredibile, nessuno ci avrebbe scommesso ma oggi siamo diventati un punto di riferimenti per l’accoglienza, la cura e l’inclusione sociosanitaria dei migranti. Non lo dico io ma le tante analisi e approfondimenti scritti su di noi, come l’articolo del The Guardian di un anno fa che ci definì come “un centro unico in Europa e forse nel mondo”. Questo è merito delle tante iniziative messe un atto, che oltre all’assistenza socio-sanitaria si sono incentrate sulla formazione, l’advocacy e la prevenzione, finanche le reti e i gruppi di lavoro che abbiamo contribuito a far nascere su diversi temi come tortura, mutilazioni genitali e tanto altro. Se dovessi scattare una fotografia di questi vent’anni di lavoro riassunti nel libro? Dovrei fare un film (sorride ndr), ma sicuramente la mediazione linguistico culturale, la multidisciplinarietà dei nostri interventi, la professionalità messa in campo dagli operatori e la capacità di muoverci fra rigorosità scientifica e umanità sono gli aspetti che ci lasciano più soddisfatti”.
Il filo comune del lavoro del SaMiFo è stato il territorio, vero cuore pulsante delle iniziative del Centro: “Abbiamo capito sin dagli inizi che se volevamo incidere nella struttura sociale dovevamo programmare interventi sul territorio e di prossimità, sia medica che sociale. Oltre alle strutture di accoglienza, siamo in giro per i territori, nelle strade, con il progetto della ASL in Camper, con cui agganciamo le persone, le orientiamo e le accogliamo presso i servizi sanitari del territorio. Non ci accontentiamo e ci spingeremo sempre più nel profondo del tessuto sociale, ma oggi possiamo riguardare a questi vent’anni con orgoglio”.
All’evento erano presenti, tra gli altri, Raffaele Bucciardini, Direttore Centro Nazionale per la Salute Globale Ministero della Salute; Emanuele Caredda, Dipartimento della prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie INMP; Maria Giuseppina Lecce, Direzione UOC integrazione sociosanitaria per l’equità nella salute Regione Emilia Romagna; Rosa Costantino, Coordinatrice per la salute dei migranti; Mariella De Santis, Direzione Centrale Politiche Migratorie – Autorità FAMI – Ministero dell’Interno; Camilla Orlandi, Responsabile Dipartimento Politiche per l’integrazione e l’accoglienza gestione immigrazione ANCI; Chiara Pelaia, Community-based Protection Associate UNHCR; Roberto Petrillo, Senior policy and advocacy expert UNICEF ECARO; Giustino Trincia, Direttore Caritas Diocesana di Roma; Papia Aktar, Portavoce Gris Lazio; Elisabetta Melandri, Presidente CIES e Roberta Rughetti, Direttrice Generale Amref Health Africa in Italy, che ha sottolineato ‘Vent’anni di Centro SaMiFo non sono soltanto un anniversario – sono la prova vivente che un’altra sanità è possibile. Una sanità che sceglie di guardare le persone, non le categorie. Che riconosce la complessità dei percorsi di vita senza ridurli a una diagnosi o a una pratica burocratica. Quello che lega il Samifo ad Amref – organizzazione sanitaria africana, nata in Africa nel 1957, guidata dall’Africa – è una storia di collaborazione e fiducia, che affonda le radici nel tempo, dal protocollo del 2016. Da quel momento abbiamo iniziato a collaborare sulla salute materna, sulla salute mentale e sulle disuguaglianze in salute. Ma è con il lavoro per la prevenzione e il contrasto delle mutilazioni genitali femminili, che ha visto anche la firma del Protocollo d’Intesa che ha dato vita alla Rete Romana MGF, che il nostro rapporto è diventato più ‘maturò e ambizioso. Tra le ambizioni ricordo quella di porre fine alle mutilazioni genitali femminili. Stiamo camminando insieme in questo percorso di cambiamentò.
Nel corso dell’evento, il confronto tra i diversi attori coinvolti ha permesso di valorizzare le buone pratiche sviluppate in questi vent’anni di attività e di rafforzare le reti di collaborazione, nella consapevolezza che la salute delle persone migranti richiede approcci integrati e risposte condivise. L’iniziativa ha rappresentato, dunque, un’importante occasione per mettere in dialogo pratiche e politiche, condividere saperi e guardare alle sfide future, a partire dall’esperienza concreta maturata dal SaMiFo.
A completare il programma anche due iniziative speciali: la sfilata con abiti ricamati, accessori e gioielli sostenibili realizzati da rifugiate e rifugiati nell’ambito delle attività laboratoriali del progetto europeo LG NET3, che ha concluso il percorso formativo dedicato ai migranti per trasmettere loro competenza nel campo dell’alta sartoria, del design e della creazione di abiti su misura, e il concerto che chiuderà l’iniziativa della CIP Orkestra, ensemble musicale nato a Roma all’interno del centro sociale CIP Alessandrino e diretto dal maestro Antonio Pappadà, noto nell’ambito della musica popolare mediterranea a Roma.
Diversi gli stand presenti in sala, presso quello della ASL Roma 1, è stato possibile, tra l’altro, sperimentare una simulazione immersiva di una prima visita psichiatrica/psicologica con una vittima di tortura, utilizzando la realtà aumentata e il metaverso.

– foto ufficio stampa ASL Roma 1 –
(ITALPRESS).

Macfrut, cresce l’attenzione delle famiglie italiane verso frutta e verdura

Macfrut, cresce l’attenzione delle famiglie italiane verso frutta e verdura

RIMINI (ITALPRESS) – Le famiglie italiane confermano una forte attenzione verso un’alimentazione sana, sostenibile e orientata ai prodotti vegetali e riscoprono il piacere di cucinare a casa. E’ quanto emerge dall’analisi presentata da ISMEA in occasione di Macfrut 2026, dal titolo “Gli acquisti di frutta e verdura delle famiglie con figli under 16 – Le scelte delle famiglie che nutrono la generazione Alpha”.
Il talk, organizzato nell’area MASAF-ISMEA dedicata al Programma comunitario Frutta e Verdura nelle scuole, gestito dal Ministero dell’agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste, ha visto la partecipazione di Livio Proietti (Presidente ISMEA), Sergio Marchi (Direttore Generale ISMEA) e Mario Schiano Lo Moriello (Direzione Filiere e Mercati ISMEA).
Nel 2025 la spesa complessiva delle famiglie per prodotti alimentari e bevande analcoliche ha raggiunto i 193,7 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. All’interno del settore, l’ortofrutta si conferma protagonista con un valore di quasi 43 miliardi di euro e una quota del 23% sul totale food.
I dati dell’Osservatorio ISMEA-NIQ evidenziano un aumento diffuso dei consumi di prodotti ortofrutticoli, sia in valore sia in volume. In particolare, nel 2025 crescono gli acquisti di ortaggi (+3,3%), patate (+5,3%) frutta a guscio (+2,7%), conserve vegetali e legumi in scatola (+0,7%), ortaggi surgelati (+0,8%), patate surgelate (+1,4%), castagne (+4,6%), kiwi (+7,2%), fragole (+8,9%), con performance particolarmente dinamiche per alcune categorie come i frutti rossi (mirtilli +26%, more +37%) e la frutta tropicale (mango +36%, avocado +47%). Molto positivo anche il segmento biologico, che registra un incremento del 7% in quantità e del 7,9% in valore.
Le scelte di consumo sono influenzate da profondi cambiamenti demografici e sociali: in Italia si contano oltre 26,6 milioni di famiglie, circa 4 milioni in più rispetto a 20 anni fa con una crescente incidenza dei nuclei unipersonali (oggi al 36%, oltre 10 punti sopra il livello di 20 anni fa). Il 28% delle famiglie è rappresentato poi da coppie con figli a cui si aggiungono l’11% di famiglie monogenitoriali, mentre il 20% è costituito da coppie senza figli.
In questo contesto, le famiglie con figli della Generazione Alpha – i nati dal 2010 in poi – rappresentano un segmento strategico. Cresciuti in un ambiente digitale e in nuclei familiari più piccoli e attenti alla qualità dell’alimentazione, alla sostenibilità ambientale e alla salute, questi giovani consumatori influenzano sempre più le scelte d’acquisto. Il loro rapporto con frutta e verdura resta tuttavia ambivalente: se da un lato i genitori promuovono un’alimentazione equilibrata, dall’altro i bambini sono esposti a un’offerta alimentare molto ampia, che include snack, prodotti pronti e cibi ad alto contenuto edonistico.
Le famiglie con figli under 16 mostrano inoltre una maggiore propensione verso prodotti ad alto contenuto di servizio, come surgelati, legumi in scatola, ortaggi pronti e succhi di frutta, con quote di acquisto superiori alla media. Nonostante ciò, frutta fresca e ortaggi continuano a rappresentare elementi centrali del paniere, seppur con un peso leggermente inferiore rispetto alla media nazionale.
“Programmi come Frutta e Verdura nelle Scuole, promosso dall’Unione Europea e realizzato in Italia dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, diventano quindi fondamentali” ha sottolineato il Direttore Generale ISMEA Sergio Marchi. “La distribuzione tra i banchi delle scuole primarie di frutta e verdura fresche e di stagione, che quest’anno per la prima volta è avvenuta sin dai primi mesi dell’anno scolastico, non solo introduce i bambini a un consumo regolare di prodotti ortofrutticoli, ma contribuisce a costruire sane abitudini che possono consolidarsi nel tempo”.
La Generazione Alpha si conferma dunque un target cruciale per il futuro del settore ortofrutticolo: giovane, influente e particolarmente ricettiva ai messaggi educativi, rappresenta una leva strategica per orientare i consumi di domani.
-foto f45/Italpress-
(ITALPRESS).

“RiforestAzione”, l’iniziativa del MASE con Axpo e Pulsee fa tappa a Torino

“RiforestAzione”, l’iniziativa del MASE con Axpo e Pulsee fa tappa a Torino

TORINO (ITALPRESS) – Raccontare una nuova cultura del verde, capace di valorizzare gli investimenti del PNRR e rafforzare il legame tra ambiente e comunità torinese: è questo il cuore di RiforestAzione, l’iniziativa volta a promuovere e diffondere le buone pratiche dell’Investimento “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano” che rientra nella missione 2 del PNRR. Promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con il supporto di Axpo Italia e Pulsee Luce e Gas, ha fatto nuova tappa a Torino, al cospetto di istituzioni locali, esperti ambientali, accademici e rappresentanti delle realtà promotrici. Un momento di confronto dedicato al ruolo delle città metropolitane nello sviluppo di soluzioni nature-based e nella diffusione di modelli di rigenerazione sostenibile, in linea con la strategia europea per le foreste al 2030.
Torino ha sviluppato nel tempo un forte legame con il proprio patrimonio verde: oltre 320 km di viali alberati e un sistema diffuso di parchi urbani e suburbani rappresentano un esempio significativo di integrazione tra natura e spazi antropizzati. A tal proposito, il capoluogo piemontese è entrato a far parte del programma internazionale “Tree Cities of the World”, organizzato congiuntamente dalla FAO e dalla Arbor Day Foundation, che premia le città che utilizzano la silvicoltura urbana per migliorare la sostenibilità e la vivibilità del proprio territorio Anche i dati della ricerca Pulsee Luce e Gas Index, sviluppata in collaborazione con NielsenIQ per analizzare il rapporto tra cittadini e sostenibilità ambientale, restituiscono un quadro di forte attenzione verso il verde da parte dei torinesi. Il 93% dei cittadini riconosce l’importanza delle aree verdi per il proprio benessere psicofisico, mentre l’84% si dichiara soddisfatto della loro accessibilità. Questa sensibilità si estende anche alla dimensione ambientale: l’89% dei torinesi individua nel verde uno strumento efficace per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, mentre il 91% sottolinea l’importanza di poter disporre di spazi verdi in prossimità dei luoghi di vita e di lavoro. Il verde assume inoltre un valore identitario: per il 93% dei cittadini contribuisce a definire il carattere della città e, per l’85%, interventi di riqualificazione inciderebbero positivamente sul giudizio complessivo nei confronti dell’amministrazione. Resta infine centrale il tema dell’estensione delle superfici verdi, indicato come prioritario da tre torinesi su quattro.
L’investimento “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano”, parte della Missione 2 del PNRR – “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, Componente “Tutela del territorio e della risorsa idrica” – si inserisce in questo contesto di crescente interesse verso la qualità ambientale. Con una dotazione complessiva di 210 milioni di euro, il programma prevede la messa a dimora di 4,5 milioni tra alberi e arbusti su scala nazionale, la realizzazione di 4.500 ettari di nuove foreste, contribuendo alla salvaguardia degli ecosistemi e al miglioramento delle condizioni ambientali in 14 Città Metropolitane.
Gli interventi si inseriscono nell’Ecoregione del Bacino Occidentale del Po, un territorio caratterizzato dalla presenza di fiumi e canali e soggetto a criticità legate ad agricoltura intensiva, siccità e inquinamento idrico. In quest’area, la riduzione delle foreste ripariali ha aumentato il rischio di erosione e perdita di biodiversità. Le azioni previste puntano a rafforzare la resilienza ecologica attraverso la piantumazione di oltre 700.000 alberi con 8 progetti sul territorio torinese, con specie come betulle, pioppi, salici e ontani che verranno collocati lungo i corsi d’acqua, contribuendo alla stabilizzazione delle sponde e al miglioramento della qualità idrica. Querce e frassini saranno invece impiegati per ridurre l’erosione nelle aree agricole, mentre arbusti come sanguinello, prugnolo e nocciolo favoriranno la biodiversità e la protezione del suolo.
Nella specifica area della città Metropolitana di Torino l’obiettivo relativo all’annualità 2022 è stato superato mentre, per l’annualità 2023-2024 (in scadenza nel 2026) l’obiettivo è stato completato al 75%.
Axpo Italia e Pulsee Luce e Gas, società che propongono soluzioni energetiche per imprese e clienti domestici, contribuiscono all’iniziativa RiforestAzione attraverso attività mirate alla comunicazione e alla valorizzazione del progetto, oltre allo sviluppo di strumenti di monitoraggio digitale delle azioni di rimboschimento. In questo ambito si inserisce la piattaforma Riforestazioneitalia.it, realizzata dalla società urban-tech SuperUrbanity, che rappresenta un punto di accesso centralizzato per consultare informazioni, approfondire gli interventi e seguire l’evoluzione delle attività di riqualificazione del patrimonio verde su scala nazionale.
Parallelamente, RiforestAzione promuove il coinvolgimento attivo delle nuove generazioni, riconosciute come protagoniste del cambiamento sostenibile. L’iniziativa prevede percorsi formativi con alcune Università italiane selezionate e la call for ideas “Pianta Un’Idea”, il progetto, rivolto ai giovani tra i 18 e i 30 anni, con l’obiettivo di raccogliere proposte concrete per la tutela ambientale e la rigenerazione del verde.
Nel suo intervento in video, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha così commentato: “Il progetto di riforestazione condotto attraverso il PNRR ha portato un risultato tangibile dal grande significato ambientale per le Città Metropolitane coinvolte, tra cui vi è ovviamente la nostra Torino. Fin dal principio – ha sottolineato – abbiamo intrapreso questo lavoro con grande cura tecnico-scientifica, avvalendoci del contributo dell’Arma dei Carabinieri per piantumare specie coerenti con le caratteristiche dei territori. La tutela del patrimonio forestale nell’ambito della nostra strategia nazionale per la biodiversità al 2030 è una grande priorità di questo Ministero che portiamo avanti su più livelli. Livello nazionale, europeo e globale. E’ uno sforzo continuo di ordine culturale ed educativo che ha bisogno di approccio tecnico-scientifico e insieme di semplicità espositiva, con una forte condivisione di intenti”.
“”RiforestAzione” nasce per valorizzare la misura del PNRR dedicata alla tutela e al potenziamento del verde urbano – ha sottolineato Fabrizio Penna, Capo Dipartimento Unità di Missione per il PNRR del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica -. Nella Città Metropolitana di Torino, in un contesto a forte vocazione industriale, il progetto assume un significato particolarmente rilevante, dimostrando la possibilità di coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale e qualità della vita. Gli interventi mirano a rafforzare la biodiversità urbana, migliorare la qualità dell’ambiente e contribuire concretamente all’adattamento ai cambiamenti climatici. L’incremento delle aree verdi e la messa a dimora di nuove specie arboree e arbustive rendono gli spazi urbani più vivibili e accoglienti, migliorano la qualità dell’aria e contribuiscono a contrastare ondate di calore, inquinamento e consumo di suolo. Si tratta di un investimento che produce benefici immediati e duraturi per i cittadini, aumentando comfort, fruibilità degli spazi e resilienza del territorio. Il progetto promuove infine una visione condivisa della cura del verde, coinvolgendo istituzioni ed enti locali in un impegno comune per città più sostenibili e vivibili”.
Francesco Tresso, Assessore al Verde pubblico e ai Fiumi della Città di Torino, ha aggiunto che “le attività di forestazione urbana promosse dal MASE grazie ai finanziamenti PNRR rappresentano un’opportunità concreta per rafforzare la biodiversità e contrastare l’inquinamento atmosferico e gli effetti dei cambiamenti climatici. Intervenire lungo le aree fluviali e in particolare, nel territorio del bacino occidentale del Po, significa non solo aumentare il patrimonio verde della Città Metropolitana di Torino, ma anche stabilizzare le sponde e rendere gli ecosistemi più resilienti. Il progetto di forestazione contribuisce al ripristino dei corridoi ecologici e alla riqualificazione di aree urbane ed extraurbane, con benefici tangibili per l’ambiente e la salute. Un investimento che migliora concretamente la qualità della vita dei cittadini”.
“”RiforestAzione” nasce con l’obiettivo di accompagnare una trasformazione culturale che metta il verde e l’ambiente al centro dello sviluppo delle città. Torino rappresenta un esempio particolarmente significativo in questo senso, grazie alla sua storica attenzione per il patrimonio arboreo e alla capacità di integrarlo nel tessuto urbano, rendendolo un tratto distintivo della propria identità. Questa iniziativa ci permette di contribuire a una maggiore consapevolezza collettiva, valorizzando il ruolo del verde come infrastruttura strategica per il benessere della comunità”, ha dichiarato Alicia Lubrani, CEO di Pulsee Luce e Gas e CMO di Axpo Italia.
L’appuntamento di Torino prosegue il percorso di Riforestazione nelle principali città italiane, portando all’attenzione pubblica una riflessione concreta sulle modalità con cui sviluppo e sostenibilità si possono unire in una visione di lungo periodo.

– foto xb4/Italpress –
(ITALPRESS).

Tg Sport – 21/4/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Malagò apre alla FIGC: consenso dei club e visione di rilancio
– Serie A, pari e rimpianti nel posticipo tra Lecce e Fiorentina
– Milan, Leão verso l’addio: la società valuta le offerte
– Napoli, gelo totale tra Conte e Lukaku: addio scritto a giugno
– Tennis, ansia Alcaraz per il Roland Garros: il polso preoccupa
– Torna “Banca Generali Un Campione per Amico”, la 25^ edizione al via da Livorno
azn

21 misure cautelari a Firenze per traffico e spaccio di droga

FIRENZE (TALPRESS) – La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze – Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Firenze nei confronti di 21 persone gravemente indiziate di essere a vario titolo promotori e partecipi a un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti operativa a Firenze.

tvi/mca1

(Fonte video: Polizia di Stato)

Una nuova app per la prevenzione del Disturbo da Gioco d’Azzardo

Una nuova app per la prevenzione del Disturbo da Gioco d’Azzardo

ROMA (ITALPRESS) – Il Disturbo da Gioco d’Azzardo costituisce una vera e propria dipendenza comportamentale, con ricadute cliniche, psicologiche e sociali. Da qui è partito l’incontro alla Fiera di Rimini in occasione di Enada Primavera 2026, dove il confronto tra specialisti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore si è concentrato sulla prevenzione e sugli strumenti per favorire una maggiore autoconsapevolezza. “Usa la Testa”, app mobile gratuita e anonima, è pensata per offrire test di autovalutazione, timer, contenuti informativi e accesso ai servizi di supporto sul territorio.
Il Disturbo da Gioco d’Azzardo rientra oggi nell’area delle dipendenze comportamentali e richiede quindi di essere affrontato non solo sul piano sociale o regolatorio, ma anche come tema di salute pubblica. Il Rapporto ISTISAN 19/28 dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato nel 2019 su dati del 2017, segnala infatti che il 36,4% della popolazione adulta italiana, pari a circa 18,4 milioni di persone, ha dichiarato di aver praticato gioco d’azzardo con vincita in denaro almeno una volta nei 12 mesi precedenti.
“Il disturbo da gioco d’azzardo è riconosciuto come una dipendenza comportamentale e rappresenta un tema rilevante sul piano clinico e sociale – osserva Gianluca Bruti, Presidente EurekAcademy ETS, dottore di ricerca in neuroscienze e chirurgia maxillo-facciale Università La Sapienza, Roma – Almeno il 60% degli italiani ha esperienza di gioco, mentre oltre un milione di persone presenterebbe forme problematiche. Questo fenomeno pertanto non può più essere relegato ai margini del dibattito pubblico e sanitario. Strumenti digitali semplici e accessibili possono offrire un supporto utile alla prevenzione, aiutando le persone a sviluppare maggiore consapevolezza dei propri comportamenti e a orientarsi, se necessario, verso servizi e percorsi di supporto. La consapevolezza è il primo passaggio per distinguere tra gioco responsabile e comportamento patologico”.
Uno dei messaggi raccomandati dagli specialisti riguarda la necessità di spostare l’attenzione sulla prevenzione, aiutando le persone a riconoscere precocemente segnali di rischio, abitudini disfunzionali e perdita progressiva di controllo. In questo può aiutare “Usa la Testa”, app mobile sviluppata come strumento semplice, immediato e completamente anonimo, senza registrazione e senza raccolta di dati personali, riservata a utenti maggiorenni.
L’app raccoglie in un unico ambiente digitale una serie di funzioni orientate alla consapevolezza: test di autovalutazione, consigli pratici, timer per monitorare il tempo di gioco, consultazione di contenuti informativi, contatti utili e geolocalizzazione dei SerD e degli sportelli di ascolto. Tra gli elementi centrali vi è il test anonimo basato sul Problem Gambling Severity Index, che consente di restituire all’utente un primo inquadramento in quattro profili di rischio. Accanto a questo, l’app mette in evidenza risorse di supporto gratuite, tra cui il Numero Verde nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità e i riferimenti territoriali dei SerD, il numero verde dell’Associazione Konsumer Italia, con l’obiettivo di trasformare lo smartphone in un punto di accesso semplice a informazioni validate e canali di orientamento. Sono inoltre previste, nelle release successive, funzioni ulteriori come chatbot informativo e contenuti di edutainment.
“Con ‘Usa la Testà abbiamo voluto mettere a disposizione delle persone uno strumento concreto, immediato e accessibile, pensato per accompagnare il rapporto con il gioco in modo più consapevole – spiega Mara Di Lecce, Direttrice Comunicazione e Marketing Novomatic Italia – L’obiettivo è offrire un supporto semplice e anonimo che favorisca informazione, autoconsapevolezza e orientamento, in una logica di responsabilità condivisa e di attenzione verso il giocatore. Abbiamo scelto una tecnologia leggera, non invasiva, utilizzabile in autonomia, proprio perchè la prevenzione passa anche dalla capacità di divertirsi consapevolmente, saper leggere i propri comportamenti ma anche sapere dove trovare aiuto, se necessario”.
Il messaggio in favore del gioco responsabile è stato sottolineato da Walter Zenga, storico portiere e allenatore, oggi Ambassador di NOVOMATIC Italia, e dai parlamentari intervenuti, Elena Murelli, della 10ª Commissione (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato, che ha parlato di tutela dei giocatori, e Saverio Congedo, della VI Commissione (Finanze) della Camera, che ha analizzato l’importanza del gioco e degli operatori legali.
“Nella mia carriera ho imparato che il vero successo nasce dall’equilibrio: tra istinto e disciplina, tra passione e consapevolezza – ha affermato Zenga – Usa la Testa aiuta a mantenere questo equilibrio, proprio come un buon allenatore o una squadra unita fanno con un atleta. Essere Ambassador significa mettere la mia esperienza al servizio di un messaggio semplice ma fondamentale: il gioco può essere un momento di divertimento, ma solo se vissuto con consapevolezza. E accompagnare i giocatori in questo percorso è una responsabilità che condividiamo tutti”.
L’impegno contro il Disturbo da Gioco d’Azzardo attraverso la tecnologia sarà rinnovato con un’altra iniziativa che avrà luogo a Roma il prossimo 13 maggio. Una nuova occasione di confronto in cui i vari stakeholder coinvolti potranno definire obiettivi e strategie raggiungibili attraverso questi nuovi strumenti.

– foto ufficio stampa Diessecom –
(ITALPRESS).

Innovazione in ematologia, AbbVie lancia la sesta edizione di BeClose

Innovazione in ematologia, AbbVie lancia la sesta edizione di BeClose

ROMA (ITALPRESS) – Le patologie ematologiche rappresentano un’area di grande rilevanza clinica e sociale, caratterizzata da bisogni ancora insoddisfatti ma anche da importanti opportunità terapeutiche. Negli ultimi anni, l’evoluzione delle conoscenze biologiche, l’introduzione di terapie mirate e immunoterapie innovative e la crescente disponibilità di dati clinici hanno profondamente modificato il modo in cui le malattie del sangue vengono diagnosticate e trattate. In questo contesto AbbVie lancia la sesta edizione di BeClose, appuntamento dedicato alla comunità ematologica che nasce con l’obiettivo di supportare questa evoluzione in ematologia, favorire il confronto tra specialisti e la condivisione delle conoscenze come leve fondamentali per migliorare la pratica clinica. Al centro di questa edizione un nuovo concept: “The Hemaverse”, una rappresentazione dell’ematologia contemporanea come ecosistema dinamico in cui esperienza clinica, dati ed evidenze scientifiche, strumenti digitali e modelli predittivi convergono per supportare decisioni terapeutiche sempre più personalizzate. L’evento inizia oggi e vede riuniti per due giorni a Roma oltre 300 ematologi.
“AbbVie è oggi una delle realtà più attive in ematologia. La ricerca scientifica è il punto di partenza di tutto ciò che facciamo e BeClose 6 – The Hemaverse nasce per portare quella ricerca dove può fare concretamente la differenza, cioè nella pratica clinica quotidiana – afferma Caterina Golotta, Direttore Medico di AbbVie Italia – Con BeClose rinnoviamo il nostro impegno nella formazione, nel confronto e nella collaborazione con i clinici. Crediamo che rigore scientifico, innovazione e ascolto siano le condizioni imprescindibili perchè l’eccellenza della ricerca si traduca in benefici reali per i pazienti”.
AbbVie è impegnata in ematologia in tre aree principali – leucemia linfatica cronica, leucemia mieloide acuta e linfomi non-Hodgkin – con una pipeline in continua evoluzione che include anche il mieloma multiplo, una patologia con un alto impatto epidemiologico. In tutte queste aree, l’innovazione sta portando a un cambio di paradigma: dalla chemioterapia tradizionale si passa sempre più a terapie target, immunoterapie e combinazioni che consentono di ottenere risposte profonde, durature e, in molti casi, con un miglior profilo di tollerabilità. In tale contesto anche il ruolo del clinico evolve: da interprete delle evidenze a regista di un processo decisionale che integra dati clinici, innovazione tecnologica e bisogni del paziente.
“L’innovazione terapeutica nei linfomi non-Hodgkin non rappresenta più una scelta, ma una necessità imprescindibile. Stiamo vivendo una trasformazione senza precedenti in ematologia, che ci permette di offrire speranza concreta anche a pazienti che, fino a poco tempo fa, restavano privi di alternative terapeutiche – dichiara Pier Luigi Zinzani, Professore Ordinario di Ematologia e Direttore dell’Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli”, Università degli Studi di Bologna – Accanto alle terapie CAR-T, l’introduzione degli anticorpi bispecifici segna una svolta, perchè, grazie all’innovativo meccanismo d’azione di ponte tra le cellule T e le cellule tumorali, rappresentano un’opzione terapeutica efficace, con un buon profilo di sicurezza e prontamente disponibile. Epcoritamab è ad oggi l’unico anticorpo bispecifico sottocute che può essere utilizzato sia per i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e linfoma follicolare (FL) recidivati refrattari dopo almeno 2 linee di trattamento, e ha un panorama di sviluppo clinico in combinazione con immunomodulanti e immunoconiugati in linee precoci di trattamento, setting dove si sta puntando come sfide future di aumento dei tassi di cura”.
Negli ultimi anni, anche nel campo delle leucemie, abbiamo assistito a un cambio di paradigma terapeutico. Nella leucemia linfatica cronica, la forma più diffusa nel mondo occidentale, l’evoluzione delle combinazioni a base di venetoclax ha ridefinito gli standard di trattamento, contribuendo in modo determinante all’affermazione della terapia a durata fissa come alternativa alla terapia continuativa. Oggi siamo in una fase in cui possiamo davvero parlare di medicina personalizzata nella leucemia linfatica cronica: la disponibilità di combinazioni efficaci sia in prima che in seconda linea ci consente di scegliere il trattamento più appropriato in base alle caratteristiche della malattia, alle comorbidità e agli obiettivi di vita del paziente.
“Abbiamo assistito a un cambiamento radicale nella gestione della malattia e nelle aspettative di vita dei pazienti”, spiega Luca Laurenti, Professore Associato di Ematologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Le combinazioni a base di venetoclax con inibitori di BTK, sia di prima che di seconda generazione – come venetoclax + ibrutinib e venetoclax + acalabrutinib – rappresentano un’evoluzione chiave verso strategie completamente orali, altamente efficaci e gestibili. A queste si affianca la combinazione venetoclax + obinutuzumab, che ha consolidato il ruolo della durata fissa in prima linea. Parallelamente, anche nei pazienti con malattia recidivata o refrattaria, la disponibilità dei regimi a durata fissa come venetoclax + rituximab ha ulteriormente ampliato le possibilità terapeutiche, consentendo di ottenere risposte profonde con un approccio definito nel tempo.
“Queste opzioni terapeutiche ci permettono oggi di offrire trattamenti altamente efficaci e flessibili, adattabili al profilo clinico del paziente – continua Laurenti – In particolare, le combinazioni completamente orali rappresentano un passo avanti importante anche in termini di qualità di vita e semplifica-zione del percorso terapeutico, mantenendo elevati standard di efficacia e tollerabilità sia nei pazienti più giovani sia in quelli anziani. La terapia sinora descritta si applica alla maggior parte dei pazienti con LLC, fatta eccezione per quelli con biologia sfavorevole nei quali è prediletta una terapia di tipo continuativo”.
Anche nella leucemia mieloide acuta, patologia aggressiva e a rapida evoluzione, l’innovazione sta cambiando concretamente la pratica clinica, in particolare per i pazienti di prima linea “unfit”, anziani o con condizioni cliniche che non consentono l’utilizzo della chemioterapia intensiva tradizionale.
“Per decenni questi pazienti hanno avuto a disposizione opzioni limitate e risultati modesti. Oggi la situazione è profondamente cambiata – illustra Adriano Venditti, Professore Ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Le combinazioni venetoclax+ipometilanti hanno ridefinito gli standard di cura, offrendo benefici clinici reali e misurabili. Uno degli aspetti più rilevanti di questi nuovi approcci consiste nella possibilità di offrire al paziente non in grado di ricevere chemioterapia intensiva una combinazione che garantisce maggiore efficacia rispetto al solo agente ipometilante (azacitidina o decitabina) utilizzato in passato. Quindi, in un’era in cui l’obiettivo è la personalizzazione del trattamento, la combinazione venetoclax-ipometilante consente di migliorare la sopravvivenza anche di quei pazienti storicamente considerati a prognosi peggiore per età o per la presenza di concomitanti patologie”.

– foto ufficio stampa AbbVie –
(ITALPRESS).

Malattie respiratorie croniche, accesso alle cure e liste d’attesa sfide del SSN

Malattie respiratorie croniche, accesso alle cure e liste d’attesa sfide del SSN

ROMA (ITALPRESS) – Garantire un accesso equo alle cure resta una delle sfide più complesse per il Servizio Sanitario Nazionale. Le disuguaglianze territoriali continuano a pesare sulla possibilità, per i pazienti, di accedere a percorsi diagnostico-terapeutici appropriati. In questo contesto, rafforzare l’integrazione tra i diversi livelli assistenziali e ridurre le disparità regionali diventa decisivo per migliorare la qualità dell’assistenza e assicurare una presa in carico più uniforme.
Parallelamente, assume un ruolo sempre più centrale il tema delle liste d’attesa. Da anni al centro dell’attenzione delle Istituzioni e degli operatori sanitari, incide in modo particolare nell’ambito delle malattie croniche, che richiedono un monitoraggio continuo, interventi tempestivi e una presa in carico strutturata e multidisciplinare nel tempo. Ridurre i tempi per visite ed esami non è solo una questione organizzativa, ma un elemento chiave per migliorare la qualità della vita dei pazienti e rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse pubbliche.
In questo scenario, Tiziana Nicoletti, Responsabile del Coordinamento delle Associazioni dei malati cronici e rari di Cittadinanzattiva ha commentato: “In Italia la principale emergenza sanitaria non riguarda la qualità delle cure, ma la possibilità stessa di accedervi. Sebbene si comincino ad intravedere alcuni effetti delle riforme in corso – in merito a tempi di attesa, assistenza territoriale, aggiornamento dei Lea, ampliamento degli screening e del calendario vaccinale – le liste d’attesa, la carenza di personale e la disomogeneità territoriale nell’erogazione dei servizi sanitari mettono ancora a rischio l’effettività del diritto alla salute”.
“Tutto ciò – ha aggiunto – delinea in modo sempre più evidente, le problematiche che si sono radicate nel tempo per i pazienti cronici e per le loro famiglie, impedendo loro di accedere pienamente e in maniera uniforme alle cure. Piani e norme non mancano e, in genere, ben definiscono i diritti delle persone con malattia cronica e rara. Ma, troppo spesso, restano sospesi: nelle more delle decisioni, negli ostacoli che le Istituzioni tendono a frapporsi, nella insufficiente partecipazione dei cittadini e delle associazioni. Su questo chiediamo la piena attuazione del nuovo Piano Nazionale della Cronicità 2024 e il monitoraggio costante degli obiettivi previsti. La necessità di prevedere politiche pubbliche efficaci, e l’urgenza di un Patto rinnovato fra le Istituzioni, soprattutto nel rapporto fra Stato e Regioni, per accelerare i tempi di esigibilità dei diritti e dar loro attuazione in modo equo a tutti i cittadini in tutto il Paese”.
Tuttavia, la gestione di queste patologie rimane complessa, e ciò è dimostrato dalla presa in carico dei pazienti con BPCO che in Italia sono oltre 2 milioni. Il percorso assistenziale, in questi casi, necessita di sinergia tra i professionisti sanitari, quali specialista pneumologo e medico di medicina generale, che ricoprono ruoli diversi ma equamente importanti. Rafforzare questa integrazione rappresenta quindi una leva strategica per migliorare gli esiti assistenziali per i pazienti già diagnosticati, evitare riacutizzazioni e, conseguentemente, ottimizzare l’utilizzo delle risorse sanitarie.
Su questo tema si è espresso Raffaele Scala, Presidente Nazionale Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO): “La presa in carico dei pazienti con patologie respiratorie croniche, in particolar modo la BPCO, presenta ancora delle criticità che sono legate alla tempestività di identificazione della patologia, alla prevenzione della stessa, al monitoraggio di essa in tutte le sue fasi e al trattamento delle riacutizzazioni, soprattutto quando la patologia è avanzata. Gli elementi di miglioramento del percorso sono quelli legati alla maggiore integrazione tra lo specialista pneumologo e il medico di medicina generale, e tra specialista pneumologo e altri professionisti ospedalieri, anche attraverso gli strumenti che abbiamo già in atto e che solo in parte sono sviluppati, come quelli della telemedicina, che consentono soprattutto di accorciare le distanze tra specialista e medico di medicina generale e tra diversi specialisti per poter così dare subito una risposta al paziente con sospetta o conclamata malattia respiratoria sia in fase di stabilità che di acuzie”. “E’ chiaro – ha evidenziato – che tutto questo deve essere associato a un’azione di squadra, che coinvolge associazioni dei pazienti, Istituzioni e stakeholders privati.
Solo in questo modo si può costituire un modello applicativo che consenta un’equità delle cure in tutte le Regioni e si basi sul concetto di reti cliniche integrate e strutturate. Il primo anello di questa catena gestionale è proprio l’integrazione tra il medico di medicina generale e lo specialista pneumologo: è così che il paziente entra subito all’interno della rete per presa in cura. Le altre componenti del modello riguardano la integrazione ospedaliera e inter-ospedaliera basata sulla Rete Regionale e Interregionale che deve lavorare secondo la logica Hub & Spoke, laddove viene gestita sia la parte acuta, ad alta complessità diagnostica e terapeutica, e sia le successive complicanze delle patologie respiratorie. All’interno di questa rete Hub & Spoke, i nodi vengono gestiti attraverso una comunicazione tra le diverse strutture ospedaliere. In questo modello, le UTIP, unità di terapia intensiva pneumologica, ricoprono un ruolo cruciale di cerniera tra la fase dell’attacco respiratorio acuto e la transizione a domicilio di pazienti con sviluppo di dipendenza da ossigeno e supporti di ventilazione meccanica. E’ chiaro che sotto un punto di vista di strategia operativa, la gestione delle patologie respiratorie sia acute che croniche non deve prevedere un trattamento solo ospedaliero, ma deve privilegiare quando possibile il trattamento territoriale e per questo motivo all’interno di questa Rete vanno incluse le Case di Comunità nelle quali lo specialista pneumologo lavora a contatto con il medico di medicina generale per poter gestire insieme per la prima volta questi pazienti e ridurre il ricorso alle strutture ospedaliere”.
“Solo in questo modo – ha concluso – potremmo superare queste barriere, che impediscono al momento di poter diagnosticare le patologie respiratorie, come BPCO e asma, in fase precoce, laddove i trattamenti che abbiamo a disposizione, che sono particolarmente attivi, sono sicuramente più efficaci, e al tempo stesso potremmo prenderci carico delle persone in fase avanzata di malattia con dipendenza da supporti per la respirazione con l’obiettivo di ottenere un prolungamento e soprattutto un miglioramento della qualità di vita”.
La direzione è tracciata: rafforzare l’assistenza territoriale e l’integrazione tra i diversi livelli di cura per costruire un sistema più equo, efficiente e capace di rispondere ai bisogni dei pazienti.

– foto ufficio stampa Esperia –
(ITALPRESS).

Salute, online il podcast Science Calling su medicina e chirurgia estetica

Salute, online il podcast Science Calling su medicina e chirurgia estetica

ROMA (ITALPRESS) – Science Calling torna online con un nuovo episodio dedicato alle trasformazioni scientifiche e cliniche nel campo della Medicina e Chirurgia Estetica. Il podcast, condotto da Myrta Merlino e prodotto e post-prodotto da Edulia, dal Sapere Treccani, è disponibile su Spotify, Apple Podcast e Amazon Music. Realizzata con il contributo non condizionante di AbbVie, la puntata affronta una disciplina che, nel dibattito pubblico, viene spesso ricondotta a semplificazioni e giudizi contraddittori, ma che nella pratica clinica si confronta con questioni puntuali: invecchiamento cutaneo, qualità dei tessuti, benessere psicologico, appropriatezza dell’intervento e responsabilità professionale. Il racconto prende avvio da una cornice culturale – il restauro come metafora del tempo che agisce sul corpo – per entrare poi nella dimensione medica dell’aging, inteso come processo biologico a esordio precoce, condizionato da fattori esterni quali fotoinvecchiamento, stress ossidativo e ambiente.
Il confronto si sviluppa quindi attraverso due prospettive complementari: Camilla Di Pasquali, Founder & CSO di BTX Bar, entra nel merito della medicina estetica come pratica di supporto ai meccanismi biologici, con attenzione alla personalizzazione dei programmi, alla prevenzione e ai percorsi di healthy aging. Viene richiamato l’avvio precoce del processo degenerativo, legato alla progressiva riduzione dell’acido ialuronico endogeno, al riassorbimento osseo e alla modificazione delle strutture di sostegno del volto, insieme al ruolo determinante dei fattori ambientali, in particolare dei raggi UV, nel danno tissutale. La conversazione distingue in modo netto i trattamenti “core”: i filler, impiegati per il ripristino dei volumi e per il supporto strutturale delle aree soggette a cedimento, e la tossina botulinica, descritta come neuromodulatore in grado di modulare l’ipertono muscolare e le rughe dinamiche. Accanto a questi strumenti, trovano spazio le applicazioni della medicina rigenerativa, orientati alla stimolazione fibroblastica e alla modulazione dei processi infiammatori. Il quadro si amplia anche al body contouring, con tecniche non invasive come la criolipolisi e la stimolazione magnetica ad alta intensità, lette come evoluzione tecnologica di un approccio integrato al benessere corporeo.
Parallelamente, Marco Iera, specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele, colloca la chirurgia estetica nel perimetro della chirurgia in senso pieno, richiamando requisiti stringenti in termini di formazione specialistica, strutture accreditate, valutazione preoperatoria e consenso informato. Nel racconto della ricerca applicata, l’episodio attraversa l’evoluzione delle tecniche e dei materiali, con un focus sulla mastoplastica additiva, osservata nel suo sviluppo storico a partire dagli anni Sessanta e nelle successive innovazioni relative a gel coesivi, superfici protesiche e criteri di personalizzazione anatomica. Vengono richiamati anche altri interventi oggi tra i più richiesti, dalla liposcultura ai lifting mini-invasivi, descritti in relazione a una domanda orientata a risultati proporzionati e coerenti con le caratteristiche individuali. Tra i passaggi emblematici, la puntata dedica spazio alla ricostruzione mammaria post-mastectomia, presentata come intervento terapeutico con effetti su immagine corporea, continuità di cura e dimensione psicologica del percorso oncologico. La scelta tra protesi e tessuto autologo viene ricondotta a criteri clinici, qualità tissutale e storia terapeutica della paziente, con riferimento al lipofilling e alla medicina rigenerativa come supporto agli esiti nel tempo.
In chiusura, l’episodio si sofferma sul ruolo delle tecnologie digitali, dall’imaging alla simulazione 3D, fino agli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati come supporto alla valutazione e alla pianificazione, con un punto fermo: la decisione clinica resta in capo allo specialista, insieme alla gestione delle variabili individuali che nessun modello può prevedere in modo completo. Dentro questo perimetro, Medicina e Chirurgia Estetica vengono restituite come ambiti in cui ricerca, qualità professionale e tutela del paziente costruiscono fiducia, con ricadute che riguardano anche il rapporto tra cittadino, professioni sanitarie e Istituzioni.
-foto ufficio stampa Esperia Advocacy –
(ITALPRESS).

Disturbo da Gioco d’Azzardo, arriva una nuova App per la prevenzione

ROMA (ITALPRESS) – Il Disturbo da Gioco d’Azzardo costituisce una vera e propria dipendenza comportamentale, con ricadute cliniche, psicologiche e sociali: se ne è discusso alla Fiera di Rimini in occasione di Enada Primavera 2026, un confronto tra specialisti, rappresentanti istituzionali e operatori del settore concentrato sulla prevenzione e sugli strumenti per favorire una maggiore autoconsapevolezza. Come “Usa la Testa”, app mobile gratuita e anonima, pensata per offrire test di autovalutazione, timer, contenuti informativi e accesso ai servizi di supporto sul territorio.
fsc/gsl/azn