Chi è responsabile dei debiti del Comune di Riace? Perché Lucano fa ancora paura?

In questi giorni è stato imbastito un circo mediatico contro Mimmo Lucano per farlo passare come il responsabile dei quasi 5 milioni di Euro di debiti ( presunti ) del Comune di Riace.
Questa ricostruzione contabile dell’indebitamento è opera di una commissaria ad acta nominata dalla prefettura a seguito della mancata delibera del consiglio comunale del documento di riequilibrio del bilancio. Sul punto c’è da precisare che la dott.ssa Rosa Romeo, nominata per l’occasione, è la stessa funzionaria che era stata nominata Commissario Straordinario per la gestione del bilancio e l’estinzione dei debiti con decreto del Presidente della Repubblica nell’aprile del 2018 ed è rimasta in carica fino al 2023.
Adesso saltano fuori un mare di debiti ( non tutti accertati ) per fatture non pagate, per decreti ingiuntivi, per contenziosi vari. La maggior parte di queste somme si materializzano attraverso atti documentali tra il 2025 e il 2026. È impossibile che siano debiti frutto dell’azione del sindaco Lucano per ovvie ragioni temporali, e anche per via del contenzioso legato alla Severino, che lo ha visto sospeso, riammesso, poi di nuovo sospeso, poi di nuovo riammesso non consentendogli materialmente di poter programmare e spendere. In questo contesto viene meno anche il tema, usato strumentalmente, sull’accoglienza dei migranti, perché il Comune non gestisce nessuno progetto e non spende neanche un’euro in questa direzione.
È evidente che la massa debitoria si è accumulata negli anni, che la commissaria straordinaria nel 2023 non aveva chiuso i contenziosi e che molti debiti fuori bilancio non erano stati riconosciuti. E saltano fuori adesso.
Sarebbe interessante sapere le date di quando si sono generati questi debiti, quanti portano la responsabilità di Lucano, quanti sono quelli la cui responsabilità è dell’amministrazione precedente e quanti sono ascrivibili alla stessa commissaria, la cui nomina attuale, forse, pone un problema di conflitto di interessi. E c’è anche la necessità di verifica sulla legittimità di alcune somme che vengono vantate, non tutte sono esigibili e dovute.
Tutto questo è l’epilogo di un percorso politico amministrativo complesso e problematico dove, a seguito del balletto giudiziario su Mimmo Lucano, ti sospendo, ti riammetto, ti risospendo, poi ti riammetto di nuovo, ha generato tensioni che hanno portato alcuni consiglieri ad abbandonare la maggioranza ed una anche il seggio di consigliere, determinando uno stallo nell’azione amministrativa.
Uno stallo che non ha consentito la gestione del bilancio e degli atti ad esso collegati dove era possibile inquadrare la situazione debitoria con una puntualità maggiore.
Il primo atto che andava fatto verso Riace era il ripristino del plenum del Consiglio visto che la surroga di un consigliere mancate è un atto dovuto per legge e, laddove l’ente non vi provveda, è compito della Prefettura e della stessa Regione sanare il vulnus. Su questo non è stato fatto nulla. La prefettura e la regione si sono rimbalzati la palla e nelle more si è scelto un percorso per portare il Comune alla dichiarazione di dissesto. Un’opera che porta la firma della stessa commissaria straordinaria che doveva sistemare i conti tra il 2018 ed il 2023, ma che evidentemente non aveva sistemato molto di quei conti.
A Mimmo Lucano possono essere addebitate responsabilità politiche legate ai conflitti nella maggioranza, ma il dissesto finanziario, ove fosse vero, non porta la sua firma.
Ma la vera domanda è: perché tutto questo accanimento mediatico su un piccolo comune di poche migliaia di anime?
Sicuramente dipende da quella straordinaria esperienza di accoglienza diventata simbolo ed esempio nel mondo, che ha dato fastidio a chi vuole utilizzare la migrazione per creare paure da cavalcare politicamente. Una paura da utilizzare per politiche securitarie calpestando i diritti umani senza nessuna remora nell’utilizzare e finanziare la criminalità che fa traffico di esseri umani, come le bande libiche. Lo Stato italiano, con Minniti prima e con Salvini dopo hanno deciso, con la compiacenza di qualche prefetto ( Di Bari docet ), che il modello Riace andava annientato e visto che l’azione giudiziaria che doveva trasformare quell’esperienza in una storia criminale è fallita, si tenta di cuocere a fuoco lento l’immagine di Mimmo Lucano come amministratore, addossandogli responsabilità non sue.
Forse è tempo che i partiti progressisti che si dichiarano alternativi a questa destra securitaria, feroce con i ragazzini ma indulgente con AlMasri, uno dei peggiori trafficanti di esseri umani al mondo, dica con chiarezza se la storia di Riace è un valore condiviso o no. E se lo è, batta un colpo e non lasci solo Mimmo Lucano.

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