“Adotta un ulivo”, il progetto diventa bozza operativa del Soveratese

Dall’incontro promosso da Giovanni Sgrò le idee per coinvolgere agricoltori, frantoi, B&B e agriturismi. Una mappa degli uliveti disponibili, esperienze di raccolta e itinerari culturali per valorizzare la Calabria rurale. Allo studio anche una possibile collaborazione con l’Università Magna Græcia.

Il progetto “Adotta un ulivo” compie un nuovo passo verso la sua realizzazione. Dopo le prime adesioni e le manifestazioni di interesse raccolte sul territorio, l’iniziativa promossa da Giovanni Sgrò di Naturium entra in una fase più concreta, con la definizione di una prima bozza organizzativa condivisa dai rappresentanti di quattro centri del comprensorio: Soverato, Petrizzi, Gasperina e Davoli. L’obiettivo è costruire una proposta di turismo esperienziale capace di coniugare la raccolta delle olive, la produzione diretta di olio extravergine, l’ospitalità e la scoperta del patrimonio culturale calabrese. All’incontro con Sgrò hanno partecipato Pietro Celia della Pro Loco di Petrizzi, Domenico Micò della Pro Loco di Soverato, Francesco Martello per Gasperina e Luciano Alcaro per Davoli. Un confronto che ha consentito di individuare le prime attività da avviare e di suddividere il lavoro tra le quattro aree territoriali coinvolte. Secondo quanto riferito dal promotore, tutti i partecipanti hanno accolto con entusiasmo la proposta, condividendo la necessità di procedere con una ricognizione delle risorse disponibili. Il primo passaggio sarà la mappatura degli uliveti e degli agricoltori interessati ad aderire. Non soltanto aziende agricole strutturate, ma anche piccoli produttori e proprietari che gestiscono privatamente i propri terreni. L’intenzione è coinvolgere il tessuto agricolo locale nella sua varietà, dando visibilità anche a realtà familiari che custodiscono oliveti e tradizioni produttive spesso poco conosciuti al di fuori del territorio. La bozza prevede la realizzazione di una cartina, da inserire anche in un dépliant illustrativo, nella quale individuare le diverse aree e gli uliveti messi a disposizione. A questa rappresentazione geografica dovrebbero affiancarsi strumenti digitali per consentire ai potenziali visitatori di conoscere anticipatamente le opportunità offerte, individuare i produttori e stabilire un contatto diretto con gli agricoltori. Saranno questi ultimi a coordinare gli aspetti pratici della raccolta, dall’accoglienza dei partecipanti alla disponibilità delle attrezzature necessarie. Un altro elemento centrale riguarda la rete dei frantoi. Il progetto punta a individuare gli impianti disponibili a garantire la lavorazione delle olive nella stessa giornata della raccolta. Si tratta di un aspetto sul quale Sgrò intende costruire una delle principali caratteristiche dell’iniziativa: offrire al visitatore la possibilità di seguire personalmente il percorso che conduce dall’oliva appena raccolta alla produzione del proprio olio. Una filiera corta, dunque, nella quale l’esperienza agricola assume un valore che va oltre il semplice acquisto di un prodotto. La molitura tempestiva costituisce inoltre un elemento importante nella gestione della qualità, fermo restando che le caratteristiche finali dell’olio dipendono anche dalla cultivar, dallo stato delle olive e dalle modalità di lavorazione e conservazione. Accanto alla componente agricola, la bozza affronta il tema dell’accoglienza turistica. Ogni area dovrà individuare B&B e altre strutture ricettive, cercando di costruire un’offerta diversificata per fasce di prezzo. L’idea è consentire la partecipazione sia a chi desidera un soggiorno economico sia a chi preferisce sistemazioni di categoria superiore, con soluzioni indicative che potrebbero spaziare dai 25 ai 100 euro a notte. Anche gli agriturismi saranno chiamati a contribuire, attraverso proposte gastronomiche e menù legati ai prodotti locali e alla tradizione calabrese. La raccolta delle olive diventerebbe così il punto di partenza di un soggiorno più articolato, nel quale alternare l’attività nei campi alla conoscenza del territorio. Tra gli itinerari culturali e turistici ipotizzati figurano Reggio Calabria con i Bronzi di Riace, Tropea, Serra San Bruno, Sibari e l’area ionica reggina, con Locri, Casignana e Gerace. Per gli spostamenti si valuta anche la possibilità di coinvolgere agenzie di viaggio e operatori del trasporto, ferma restando la libertà dei visitatori di utilizzare mezzi propri o servizi pubblici. Le eventuali escursioni rimarrebbero a carico dei partecipanti. La bozza contiene anche alcuni aspetti organizzativi ancora da approfondire, tra cui gli obblighi degli agricoltori che accoglieranno i visitatori, le modalità di partecipazione alla raccolta e le necessarie coperture assicurative. Questioni che dovranno essere chiarite prima della definizione dei pacchetti e dell’avvio delle attività. Non manca, infine, una possibile dimensione scientifica. Sgrò sta valutando l’opportunità di coinvolgere l’Università Magna Græcia di Catanzaro in un percorso di ricerca dedicato alla qualità dell’olio ottenuto attraverso raccolta e molitura ravvicinate. Tra le ipotesi da approfondire figura anche lo studio degli effetti della conservazione a basse temperature sulle caratteristiche organolettiche e sui componenti di interesse nutrizionale dell’extravergine. Si tratta, per il momento, di una proposta esplorativa, che richiederebbe verifiche sperimentali e un eventuale coinvolgimento formale dell’ateneo. Il periodo individuato negli appunti progettuali si estende indicativamente dal 15 settembre al 15 dicembre, una finestra che permetterebbe di valorizzare la stagione autunnale, tradizionalmente meno interessata dai grandi flussi turistici costieri. L’intesa raggiunta tra i rappresentanti dei quattro territori costituisce dunque un primo passaggio organizzativo. Nelle prossime fasi sarà necessario trasformare la mappatura in un elenco concreto di adesioni, definire le modalità operative e verificare la disponibilità degli operatori agricoli, turistici e della trasformazione olearia. La prospettiva delineata da Giovanni Sgrò è quella di un’esperienza capace di restituire centralità al rapporto tra persone, paesaggio e produzione agricola. Non soltanto raccogliere olive e ottenere il proprio olio, ma entrare in contatto con le comunità locali, conoscere il lavoro dei produttori e scoprire luoghi spesso estranei ai circuiti turistici tradizionali. È proprio in questa integrazione tra agricoltura, ospitalità e cultura che il progetto cerca la propria identità: trasformare un’attività profondamente radicata nella tradizione calabrese in un’opportunità di sviluppo territoriale, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere, attraverso un’esperienza diretta, quella che Sgrò definisce una «Calabria rurale più autentica».

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