Il profumo dei ricordi e delle radici: a Soverato il viaggio nel pane di Barbara Froio

Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che si ascoltano con il cuore, perché parlano di noi, delle nostre famiglie, dei gesti tramandati nel tempo e di quella memoria collettiva che rischia di affievolirsi se nessuno si prende cura di custodirla. È ciò che è accaduto nella Sala Consiliare “Bruno Manti” di Soverato, dove Barbara Froio ha presentato il suo nuovo volume Il Pane, pubblicato da Città del Sole Edizioni, accompagnando il pubblico in un viaggio fatto di ricordi, tradizioni, profumi, racconti e frammenti di vita che appartengono alla Calabria più autentica.
Dopo Maramenti, Gulie di Calabria e Il Maiale, l’autrice prosegue il suo prezioso percorso di ricerca e recupero della memoria popolare, scegliendo questa volta il pane come simbolo e filo conduttore di un racconto che va ben oltre l’aspetto gastronomico. Tra le pagine del libro prendono vita storie, leggende, proverbi, rituali femminili, antiche usanze e saperi tramandati di generazione in generazione, restituendo al lettore uno spaccato di quella cultura quotidiana che ha contribuito a costruire l’identità della nostra terra.
Ad accogliere l’autrice sono stati il sindaco Daniele Vacca, il vicesindaco Emanuele Amoruso e il presidente della Pro Loco di Soverato, Domenico Micò. Nel suo intervento, il sindaco ha richiamato il significato più profondo del pane, simbolo non soltanto di nutrimento ma soprattutto di comunità e condivisione. Un gesto semplice che un tempo apparteneva naturalmente alla vita delle famiglie e dei vicinati, quando condividere ciò che si aveva rappresentava una ricchezza e una consuetudine.
Il vicesindaco Amoruso si è invece soffermato sulla capacità del libro di far riaffiorare ricordi spesso sopiti ma mai scomparsi: immagini e ricordi dell’infanzia e dei nonni, profumi provenienti dalle cucine di una volta e quei piccoli gesti che continuano a vivere nella memoria di ciascuno.
Particolarmente significativo è stato anche l’intervento del presidente della Pro Loco, Domenico Micò, che ha voluto lanciare un appello alla collaborazione rivolto a tutte le associazioni della città, nessuna esclusa. Un invito a fare rete, a mettere insieme energie, idee e competenze per il bene di Soverato, nella convinzione che soltanto lavorando insieme sia possibile realizzare progetti importanti e contribuire concretamente alla crescita della comunità. Un messaggio che si è rivelato perfettamente in sintonia con il significato stesso del libro, fondato sui valori della condivisione e del sentirsi parte di una stessa storia collettiva.
Nel corso della conversazione, Barbara Froio ha offerto numerosi spunti di riflessione sul valore della comunità, una parola che, come ha ricordato, oggi sembra spesso dimenticata. “Comunità è una parola che ormai in tanti disconoscono ma che sarebbe opportuno riportare in vita per non morire di solitudine”. Una frase semplice e potente che racchiude il senso profondo del suo lavoro di ricerca. I nostri antenati, infatti, vivevano realmente la dimensione comunitaria, condividendo quel poco che possedevano: consigli, esperienza, prodotti della terra, tempo e solidarietà. Un patrimonio umano che meriterebbe di essere ricordato più spesso.
Ad arricchire l’incontro è stata anche l’esposizione di alcuni antichi oggetti legati all’arte della panificazione domestica. Il pubblico ha potuto osservare da vicino un contenitore in ceramica utilizzato per preparare e conservare “il lavatino”, elemento essenziale nella lavorazione tradizionale del lievito e una piccola madia in legno, testimonianza di uno spazio che nelle case contadine rappresentava il cuore della preparazione del pane. Oggetti apparentemente semplici ma capaci di raccontare, da soli, un mondo fatto di pazienza, lavoro e conoscenze tramandate nel tempo.
Uno dei passaggi più suggestivi del volume è sicuramente il capitolo conclusivo dedicato ai Piatti di recupero. Pagine che raccontano una lezione di straordinaria modernità, nonostante affondi le proprie radici nel passato. Nelle nostre case, un tempo, si insegnava che buttare il pane fosse peccato. Non soltanto per il valore simbolico e sacrale attribuito a questo alimento, ma anche per rispetto verso il lavoro e i sacrifici necessari per portarlo in tavola. Nemmeno una mollica andava sprecata. Il pane raffermo diventava ingrediente per nuove ricette, trovando una seconda vita nei piatti della tradizione e rappresentando al tempo stesso un aiuto concreto per l’economia familiare. Una cultura del recupero che oggi viene presentata come innovativa, ma che in realtà apparteneva già alla saggezza delle generazioni che ci hanno preceduto.
Ad aggiungere un’ulteriore nota di emozione alla serata sono state le note e la voce del cantautore e architetto soveratano Giacomo Viscomi, che con la sua musica ha saputo accompagnare il pubblico lungo lo stesso percorso tracciato dalle parole di Barbara Froio. Le sue canzoni non hanno fatto da semplice sottofondo all’incontro, ma sono diventate parte integrante del racconto, intrecciandosi ai ricordi, alle tradizioni e alle immagini custodite nelle pagine del libro.
Al termine dell’incontro è rimasta la sensazione di aver partecipato a qualcosa che andava oltre la semplice presentazione di una pubblicazione. Il Pane non racconta soltanto un alimento, ma una civiltà, un modo di vivere, una rete di relazioni umane costruite sul rispetto, sulla condivisione e sulla memoria. Un’opera che restituisce voce a tradizioni che rischiano di essere dimenticate e che ricorda quanto sia importante custodire le proprie radici.
Perché il futuro, proprio come il pane, acquista valore quando nasce da ciò che siamo stati e da ciò che scegliamo di tramandare.
Maria Luisa Iezzi
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