Evento sul miele senza produttori locali, ad Amaroni scoppia la controversia

Ad Amaroni fa discutere l’evento “Vino, Note e Gocce di Miele”, promosso dal Comune con il contributo della Regione Calabria e di Arsac nell’ambito delle iniziative dedicate alla valorizzazione delle microfiliere agroalimentari d’eccellenza. A pochi giorni dalla manifestazione si è infatti aperto un acceso confronto tra alcuni apicoltori locali e l’amministrazione comunale, al centro del quale vi è la mancata presenza di produttori amaronesi del miele durante l’evento. A sollevare la questione è stato l’apicoltore Tommaso Bova, che in una lettera indirizzata al Comune ha espresso rammarico e delusione per una scelta ritenuta penalizzante per il comparto apistico locale. Bova ha sottolineato come Amaroni sia riconosciuta come “Città del Miele” e come, proprio in una manifestazione nata per promuovere le eccellenze territoriali, non fosse presente alcun produttore del paese. Secondo l’apicoltore, il marchio “Amaroni Mieli” non può essere disgiunto dal ruolo svolto negli anni dagli operatori del settore, che hanno contribuito a costruire la reputazione del territorio. Nella sua denuncia, Bova ha parlato anche di una progressiva esclusione delle aziende della sua famiglia dagli eventi organizzati dall’ente, contestando un atteggiamento che, a suo giudizio, avrebbe finito per danneggiare l’immagine del comparto locale. Ha inoltre evidenziato come, per il laboratorio didattico dedicato ai più piccoli, il Comune si sia rivolto a un apicoltore proveniente da fuori Amaroni, mentre le stesse attività, sostiene, vengono svolte quotidianamente dagli operatori del paese. Alla presa di posizione dell’apicoltore è seguita la replica dell’amministrazione comunale, che ha respinto le accuse ricordando il lungo percorso di collaborazione costruito negli anni con le aziende apistiche del territorio. Secondo il Comune, la cessazione dei rapporti sarebbe maturata dopo alcune vicende estranee alla politica e sarebbe stata comunicata dagli stessi interessati, che avrebbero manifestato la volontà di non partecipare più ai progetti promossi dall’ente. L’amministrazione ha spiegato di avere comunque cercato collaborazioni per garantire lo svolgimento delle attività previste dalla manifestazione. Per il laboratorio della cera era stata inizialmente contattata un’azienda locale, impossibilitata a partecipare per ragioni organizzative; successivamente, l’attività è stata affidata a un apicoltore che si è reso disponibile gratuitamente. Il Comune ha inoltre difeso la validità dell’evento, ricordando che la manifestazione viene riproposta da undici anni e rappresenta un appuntamento identitario per la comunità. Il dibattito è stato ulteriormente alimentato dall’intervento dell’apicoltore Carlo Bova, padre di Tommaso, che ha contestato la ricostruzione fornita dall’amministrazione. Secondo l’apicoltore, dopo il deterioramento dei rapporti non vi sarebbero stati concreti tentativi di riallacciare il dialogo con la sua azienda. Ma soprattutto, ha precisato che la questione non riguarda esclusivamente la mancata partecipazione della famiglia Bova. A suo avviso, il vero problema è l’assenza di un coinvolgimento dell’intero mondo apistico amaronese, composto da diversi produttori e da un’associazione di categoria che avrebbe potuto contribuire alla riuscita dell’iniziativa. Carlo Bova ha ricordato inoltre che, nonostante le divergenze con il Comune, la sua azienda aveva partecipato all’evento “Miele al Borgo” su richiesta della Pro Loco, dimostrando disponibilità quando l’obiettivo era la promozione del territorio. La vicenda mette dunque in evidenza una frattura che va oltre il singolo evento e chiama in causa il rapporto tra istituzioni e operatori del settore. Sullo sfondo resta un patrimonio riconosciuto come elemento distintivo dell’identità di Amaroni, con l’auspicio, espresso dagli stessi apicoltori, che le future iniziative dedicate al miele possano nascere da una collaborazione più ampia e condivisa tra amministrazione e realtà produttive locali.
Carmela Commodaro
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