Memoria e monito a 26 anni da Le Giare. Rocco Devito: «Il territorio si tutela con i fatti, non con le parole»

Ventisei anni dopo la tragedia del Camping Le Giare di Soverato, il ricordo di quelle ore drammatiche rimane una ferita aperta per l’intera comunità. Tra le voci che tornano a rendere omaggio alle vittime c’è quella del cavaliere Rocco Devito, già sindaco di Amaroni, il cui monito suona oggi quanto mai attuale. Con parole cariche di amarezza, Devito sottolinea come il tempo passi e le parole spesso si disperdano nell’aria, mentre i fiori depositati per memoria finiscono per appassire. La sua è una denuncia accorata verso un atteggiamento umano che sembra non aver tratto alcun insegnamento dal passato, continuando a trascurare la fondamentale pulizia di fiumi, torrenti e tombini. Di fronte a un cambiamento climatico sempre più evidente e a un mare insolitamente caldo, le premesse per un autunno segnato da fenomeni estremi sono concrete. Per questo motivo, l’ex amministratore amaronese invoca la necessità indifferibile di atti amministrativi concreti, delibere e una reale volontà politica finalizzata alla tutela del territorio, destinando risorse finanziarie mirate alla messa in sicurezza di torrenti, corsi d’acqua, caditoie e infrastrutture stradali. La memoria torna inevitabilmente a quella tragica notte tra il 9 e il 10 settembre del 2000, quando la furia devastante del torrente Beltrame travolse il campeggio situato sciaguratamente proprio all’interno del greto del corso d’acqua. Un’alluvione senza precedenti, scatenata da due giorni incessanti di pioggia battente, causò lo straripamento del torrente e spazzò via la struttura, che in quel momento ospitava una cinquantina di persone tra disabili e volontari dell’Unitalsi di Catanzaro. Il bilancio fu drammatico e portò alla perdita di tredici vite umane: Ida Fabiano, Serafina Fabiano, Mario Boccalone, Raffaele Gabriele, Paola Lanfranco, Iolanda Mancuso, Giuseppina Marsico, Franca Morelli, Rosario Russo, Antonio Sicilia, Salvatore Simone, Concetta Zinzi e Vinicio Caliò, il cui corpo non è stato mai più ritrovato, lasciando un segno indelebile nella storia e nella coscienza del territorio.
Carmela Commodaro
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