Squillace e Stalettì: l’archeologia cristiana in Calabria tra memoria, ricerca e territorio

Il convegno “L’Archeologia Cristiana in Calabria: ricerche e scoperte da Paolo Orsi a oggi”, in programma il 3 e 4 settembre 2026 tra Squillace e Stalettì, si presenta come un appuntamento di grande rilievo scientifico dedicato alla riscoperta delle radici cristiane del territorio calabrese. Promosso dall’Istituto di Studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria insieme all’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro‑Squillace e a numerosi enti culturali, l’iniziativa riunisce studiosi e ricercatori per tracciare un percorso che collega le intuizioni pionieristiche di Paolo Orsi alle più recenti indagini archeologiche. La prima giornata, ospitata alla Casa delle Culture di Squillace, si apre con i saluti dell’arcivescovo mons. Claudio Maniago, della Soprintendente Abap Cz-Kr Stefania Argenti e del sindaco di squillace Enzo Zofrea, oltre che con un ricordo di Guido Rhodio, prima di entrare nel vivo dei lavori con l’intervento di Domenico Benoci, che propone un’ampia riflessione su quale possa essere oggi una definizione aggiornata di archeologia cristiana in Calabria. Subito dopo, Dante Palmerino ripercorre i primi studi condotti nella regione a partire dalle ricerche di Giovanni Battista de Rossi e dello stesso Orsi, mentre Davide Bianchi approfondisce la formazione mitteleuropea dell’archeologo trentino, soffermandosi sul periodo viennese con Benndorf e Hirschfeld. Il tema dell’eredità scientifica di Orsi ritorna con Francesco Cuteri, che a cento anni dalla pubblicazione de Le chiese basiliane della Calabria ne evidenzia l’attualità e le nuove prospettive di ricerca, e con Margherita Corrado, che ricostruisce il ruolo di Orsi nel soccorso ai monumenti cristiani minori del territorio. Nel pomeriggio, la seconda sessione amplia lo sguardo sulle diverse aree della regione. Mons. Francesco Milito presenta il progetto di un atlante della Calabria paleocristiana, mentre Alessandra Pasqua rilegge le celle tirrene dell’antichità cristiana attraverso i racconti di viaggio di H. F. Freshfield. Augusto Cosentino affronta il caso di Santo Stefano di Nicea, analizzando il rapporto tra memoria e identità, e Chiara Raimondo illustra i risultati delle indagini sulla necropoli del castello di Squillace. Giuseppe Hyeraci propone un itinerario originale sui percorsi di guarigione nell’agiografia italo‑greca, seguito dall’aggiornamento di Francesco Galante sull’abbazia della SS. Trinità di Mileto. La giornata si conclude con una visita al Museo Diocesano, alla Chiesetta Gotica e al Castello di Squillace, offrendo ai partecipanti un contatto diretto con i luoghi discussi.
La seconda giornata, ospitata nella sala consiliare di Stalettì, si apre con i saluti istituzionali del sindaco Mario Gentile e con il ricordo di Ermanno Arslan affidato ad Alfredo Ruga. La terza sessione si concentra sulle testimonianze cristiane di Scolacium, presentate da Elisa Nisticò, e sulle esperienze di archeologia preventiva illustrate da Isabella Marchetta e Domenico A. M. Marino attraverso il caso del sito di Piano di San Biagio. Maria Grazia Aisa e Charlotte Boyer offrono una panoramica sulle necropoli tardoantiche e altomedievali di Sellia Marina, Cropani e Scolacium, mentre Franca Papparella indaga la presenza ebraica nel Bruzio tardoantico e l’uso del cedro calabrese nella festa delle capanne. Elena Di Fede approfondisce l’impiego dei vasi acustici nel culto medievale, e Alessandro Abrignani ricostruisce l’archeologia della spiritualità tra Calabria e Marsala, tra monaci italo‑greci e frati Minimi. Nel pomeriggio, la quarta sessione si apre con mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda, che affronta il tema del passaggio dalla tomba venerata alla reliquia riconosciuta, analizzando il ruolo dell’archeologia cristiana nel discernimento storico delle Cause dei Santi. Il programma prosegue con Margherita Corrado, Carmine Lupia e Riccardo Stocco, che presentano nuovi contributi sulle ricerche di Orsi nelle aree interne; mentre Paolo Mighetto e Alessandra Randazzo illustrano un modello di rigenerazione del patrimonio culturale per una Capitale normanna. Vittoria Artico, Chiara Fiormonti, Elena Giorgi, Dante Palmerino e Andrea Pau si soffermano sulla chiesa di S. Maria del Campo. Tra età imperiale e alto medioevo, un primo studio dei reperti monetali da Scolacium è la relazione del compianto Eramanno Arslan con Giorgia Gargano. Margherita Corrado illustra una ricerca storica sul caso Lappano; Giulia Daniele parla di Emilia Zinzi, una vita dedicata alla tutela del patrimonio artistico; Maria Condò, Amedeo Frera e Daniele Vadalà si soffermano sul canto liturgico come esperienza estetica e comunitaria. La giornata si chiude con la visita alla chiesa paleocristiana di località San Martino a Copanello.
Il convegno si configura come un viaggio nella storia cristiana della Calabria, un’occasione per rileggere il territorio attraverso le sue stratificazioni culturali e per riconoscere, nel solco tracciato da Orsi, la continuità di una ricerca che ancora oggi illumina la complessità del passato regionale.
Carmela Commodaro
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