Interviste SottoTraccia di Davide Mercurio. La 56.ma è sull’ “Aghia Sophia Fest 2026”: la bellezza come scelta culturale

L’Aghia Sophia Fest torna il 26 e 27 giugno 2026 con la forza di un progetto che, edizione dopo edizione, ha saputo ritagliarsi un posto unico nel panorama dei festival indipendenti del Sud Italia. Nato dall’esperienza culturale dell’associazione Il Filo di Sophia, il Festival ha costruito nel tempo un’identità riconoscibile: un intreccio di musica, filosofia, arte e impegno civile che non segue mode né algoritmi, ma una visione precisa, nutrita da desideri, intuizioni e sogni trasformati in realtà. Secondo il racconto fatto a Davide Mercurio, del Collettivo OndaRock, per la 56.ma Intervista SottoTraccia, alla base della direzione artistica di Silvia e Giuseppe non ci sono logiche di mercato, ma una ricerca autentica. Molte scelte nascono da desideri coltivati negli anni: dai Fine Before You Came a Giovanni Truppi, da Auroro Borealo agli Uzeda, fino alle Bestie Rare di Elio Germano, tra i protagonisti dell’edizione 2026. Una cifra distintiva del Festival è la sua eterogeneità radicale. Rock indipendente, hip hop, cantautorato, dub e sperimentazione convivono senza forzature, trasformando la diversità dei linguaggi in un principio fondativo. Ciò che potrebbe sembrare incoerente diventa invece il cuore dell’esperienza: un dialogo continuo tra mondi differenti che trovano nel Festival un terreno comune. La selezione degli artisti non risponde solo a criteri musicali. Per gli organizzatori esistono valori imprescindibili: coerenza, responsabilità culturale, impegno civile. Tra questi, la presa di posizione pubblica sulla questione palestinese rappresenta un elemento discriminante nelle scelte artistiche. Accanto all’impegno, un altro principio guida l’intero progetto: la ricerca della bellezza come forza motrice, come bussola capace di orientare ogni decisione culturale. Il filo conduttore di quest’anno è Horror Vacui, un concept che attraversa l’intera programmazione. Gli artisti invitati (dai Kyunos ai Plastic Farm Animals, dagli Uzeda agli Scudetto, fino a Dutch Nazari e alle Bestie Rare) contribuiscono a una narrazione comune, pur provenendo da universi sonori lontanissimi. Ogni performance è pensata come parte di un racconto più ampio, coerente con la visione culturale del Festival, che privilegia il senso complessivo del progetto rispetto alle mode del momento. L’identità dell’Aghia Sophia Fest è inseparabile dai luoghi che lo hanno ospitato. Dalla suggestiva Abbazia di Corazzo ai boschi della Sila, fino alla sua attuale casa naturale: Cosenza Vecchia, con i Box Art sul Lungofiume. Qui il Festival ha trovato la dimensione ideale per sviluppare la propria visione: un luogo che accoglie, amplifica e restituisce energia, trasformandosi in parte integrante dell’esperienza. Ridurre l’Aghia Sophia Fest a un semplice evento musicale sarebbe limitante. Filosofia, letteratura, arti visive e approfondimento culturale convivono con pari dignità, riflettendo le origini del progetto e la formazione dei suoi ideatori. Tra gli aspetti più stimolanti della direzione artistica c’è la volontà di favorire la scoperta: offrire al pubblico artisti poco conosciuti, creare incontri inattesi, generare nuove curiosità. Silvia e Giuseppe sono certi che molti spettatori rimarranno colpiti dalla genialità degli Scudetto e dalla sorprendente performance rap di Elio Germano. Quando il Festival finisce, raccontano gli organizzatori, rimane una sorta di “splendida sbornia collettiva”: un entusiasmo che continua nei giorni successivi attraverso racconti, ricordi, nuove relazioni. Artisti e pubblico finiscono per sentirsi parte dello stesso tessuto umano, uniti dalla bellezza dei luoghi e dall’atmosfera di Cosenza Vecchia. In un’epoca in cui molti eventi culturali rischiano di assomigliarsi, l’Aghia Sophia Fest continua a percorrere una strada personale, fondata sulla contaminazione, sulla ricerca e sulla libertà di immaginare nuovi modi di stare insieme. Un progetto che dimostra come anche lontano dai grandi centri culturali sia possibile costruire esperienze capaci di lasciare un segno profondo. L’appuntamento è fissato per il 26 e 27 giugno 2026: due giornate in cui musica, pensiero e arte torneranno a incontrarsi, confermando che la cultura, quando è vissuta come esperienza condivisa, può diventare uno straordinario strumento di comunità.
Carmela Commodaro
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