Interviste Sotto Traccia di Davide Mercurio. La 56.ma è con Skorpio: quando la musica diventa una presa di posizione

Ci sono brani che nascono per necessità, non per scelta. “Gaza”, il nuovo lavoro di Francesco Tomaino, in arte Skorpio, appartiene a quella categoria di canzoni che non cercano di piacere, ma di esistere. Di farsi spazio in un presente che spesso anestetizza, confonde, distoglie. Un presente che, davanti al dolore, preferisce voltarsi altrove. Ne ha parlato con lui Davide Mercurio, del Collettivo OndaRock, nella 56.ma Intervista SottoTraccia. Skorpio, cantautore pop-rock dalla scrittura diretta, viscerale, senza sconti, costruisce da anni un percorso artistico fondato sulla volontà di raccontare ciò che brucia. Le contraddizioni del nostro tempo, le ingiustizie che si ripetono, le fragilità che ci attraversano. La sua poetica è un equilibrio inquieto tra energia e introspezione, rabbia e vulnerabilità, sempre al servizio di una ricerca di verità che non accetta compromessi. Il suo manifesto è chiaro: “Non cerco consenso, faccio rumore”. E Gaza è rumore che diventa eco. La canzone nasce circa un mese dopo il 7 ottobre 2023, quando le immagini provenienti dalla Striscia di Gaza iniziano a circolare con insistenza, spesso lontano dai grandi canali di informazione. Per Skorpio, l’impatto emotivo è immediato e devastante. «Mi sono imbattuto – racconta a Davide – nei primi video che mi hanno fatto tremare. Mi hanno scosso l’anima». A colpirlo non è solo la violenza, ma la presenza dei bambini. Bambini che avrebbero potuto essere i suoi figli. O i figli di chiunque. Bambini appartenenti alla stessa specie: quella umana. Da quella frattura emotiva nasce l’urgenza di scrivere. Chitarra alla mano, Skorpio compone il brano in un unico flusso, senza filtri, senza sovrastrutture. Una melodia essenziale, un testo volutamente diretto, quasi retorico nella sua immediatezza. Un pianto trasformato in canzone. “Gaza” non è un brano neutrale. Non vuole esserlo. È una denuncia contro ogni forma di potere che agisce in mala fede, contro una violenza che offende la dignità umana, l’intelligenza e l’integrità morale di chi la osserva. Nel testo emerge una riflessione amara: la storia continua a ripetersi, nonostante il progresso culturale e tecnologico dell’umanità. Una contraddizione che diventa ancora più dolorosa quando a perpetrare certe scelte sono persone considerate istruite, influenti, colte. Eppure, al centro del messaggio di Skorpio non c’è solo la rabbia. C’è soprattutto la ricerca di una responsabilità collettiva. La consapevolezza che nessuno può cambiare il mondo da solo, ma che ogni gesto, ogni parola, ogni presa di coscienza può contribuire a generare un cambiamento. Da bambino, Skorpio immaginava di essere un supereroe capace di fare giustizia. Oggi quella fantasia si traduce in un gesto adulto: scrivere, esporsi, prendere posizione. Perché la musica, per lui, non è intrattenimento. È uno spazio di resistenza culturale. Un luogo in cui le emozioni diventano coscienza e la coscienza può trasformarsi in azione. In un’epoca dominata da un flusso continuo di informazioni, paure e tensioni, Skorpio invita a riflettere sull’impatto psicologico della realtà contemporanea. La costante esposizione a contenuti negativi rischia di generare sfiducia, rabbia, rassegnazione. Rischia di spegnere l’empatia. “Gaza” nasce anche per questo: per ricordare che non possiamo permetterci di restare indifferenti. Che il dolore degli altri non è un rumore di fondo da ignorare. Con questo brano, Skorpio conferma la sua identità artistica: autentica, scomoda, necessaria. Una voce che sceglie di non restare neutrale e che continua a utilizzare parole e musica come strumenti per scuotere le coscienze. Perché, a volte, fare rumore è l’unico modo per non restare in silenzio.
Carmela Commodaro
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