Evento formativo sul gioco d’azzardo patologico: Forze dell’Ordine, istituzioni e terzo settore uniti per la prevenzione

Si è svolto venerdì 12 giugno, nel Centro Polivalente “M. Rossi” di Catanzaro, l’importante incontro formativo rivolto alle Forze dell’Ordine nell’ambito del progetto GAP (Gioco d’Azzardo Patologico), annualità 2022, ormai prossimo alla conclusione prevista per luglio. Un appuntamento che ha riunito mondo della sicurezza, istituzioni civili e religiose, professionisti della salute mentale e realtà del privato sociale, con l’obiettivo di costruire una cultura condivisa della prevenzione e rafforzare gli interventi di contrasto al gioco illegale e alle dipendenze. Ad aprire i lavori è stato il Questore Giuseppe Linares, che ha inquadrato il fenomeno dal punto di vista della pubblica sicurezza, evidenziando come il gioco d’azzardo patologico rappresenti oggi una minaccia sociale complessa, con ricadute sulla legalità e sulla coesione delle comunità. Il maggiore Mario Petrosino, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Catanzaro, ha sottolineato il ruolo dell’Arma, la cui forza – ha ricordato – risiede nella capillarità sul territorio, elemento decisivo per intercettare situazioni a rischio e attività clandestine. Il maggiore Cosimo Nacci, Capo Ufficio Operazioni del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, ha rimarcato la duplice funzione del Corpo: prevenzione e repressione, con controlli mirati nei contesti di gioco legale e illegale. Una agente della Polizia Locale ha portato i saluti del Comandante generale del Corpo, confermando l’impegno del Comune di Catanzaro nel fronteggiare un fenomeno che incide sulla sicurezza urbana. Erano presenti anche rappresentanti della Capitaneria di Porto. Il direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Asp di Catanzaro, dottor Michele G. Rossi, ha ribadito il valore del progetto GAP come strumento di prevenzione e presa in carico. L’introduzione scientifica è stata affidata al professor Alberto Scerbo, Ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Catanzaro, che ha definito il gioco d’azzardo un problema sociale, non più individuale. Ha evidenziato i legami con reati, usura e infiltrazioni mafiose, lanciando un appello forte: lo Stato deve perseguire il bene comune, non solo quello economico. La presentazione del progetto è stata curata dalla direttrice del Ser.D., dottoressa M. Giulia Audino, responsabile scientifica dell’intervento. La psicologa Mariarita Notaro, coordinatrice del progetto, ha delineato i profili dei giocatori, illustrando disturbi, dati statistici, distorsioni cognitive, impatto familiare, finalità terapeutiche e quadro normativo. Il dottor Emiliano Contini, esperto del gruppo del dottor Filippo Torrigiani e referente del Coordinamento nazionale comunità accoglienti, ha fornito un quadro allarmante: 17 milioni di conti di gioco attivi in Italia, 13 miliardi di euro sottratti all’economia reale, normativa definita “a spezzatino”, frammentata e poco efficace. «Alla fine a vincere è sempre il banco», ha affermato Contini, sintetizzando la sproporzione tra giocatori e sistema. La dottoressa Graziella Viscomi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, presentata e moderata dalla dottoressa Carmela Zagari, medico principale della Polizia di Stato, ha affrontato il tema dell’incidenza delle dipendenze nei reati di genere: violenza psicologica, sessuale, economica, revenge porn, spaccio e circuiti criminali. Ha fatto riferimento ai protocolli investigativi e sottolineato l’importanza della prevenzione come strumento di tutela. L’ultimo intervento è stato quello di don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud ETS, moderato dal dottor Alberto Floridia, psicologo e luogotenente dei Carabinieri. Panizza ha insistito sulla necessità di un gioco di squadra tra sicurezza pubblica e sicurezza sociale, unica via per una prevenzione realmente efficace. All’iniziativa hanno preso parte anche i referenti del GAP del settore pubblico (oltre a Notaro, le dottoresse Carla Sorrentino e Aida Rizzo) e del privato sociale (i dottori Francesco Piterà del Centro Calabrese di Solidarietà, Vittoria Curcio di Progetto Sud e Ampelio Anfosso della Cooperativa Zarapoti). In chiusura, ogni partecipante ha ricevuto una moneta in argilla realizzata dai detenuti della casa circondariale di Siano, guidati dal maestro squillacese Pino Cerullo, nell’ambito del progetto di ceramica “Vita con-creta” della cooperativa sociale Homo Faber. Un gesto simbolico che unisce arte, riabilitazione e comunità.
Carmela Commodaro

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