“Interviste SottoTraccia” #42 – “Vipera”, la voce che rinasce. Il percorso artistico e umano di Francesca Brescia

C’è un filo che non si spezza, anche quando la vita sembra chiederti di lasciarlo andare. La puntata n. 42 di Interviste SottoTraccia, il format curato da Davide Mercurio per il collettivo OndaRocK Fest, illumina proprio questo filo: quello che unisce Francesca Brescia alla musica, alla sua storia e alla sua rinascita. Nata a Catanzaro, Francesca cresce in un ambiente in cui la musica non è semplice intrattenimento, ma presenza viva, quotidiana, condivisa. Le sue domeniche mattina sono un mosaico di suoni: Richard Clayderman che riempie il salotto, i Queen che esplodono di energia, il pop che accompagna i gesti familiari. E poi quel cortile sotto casa trasformato in pista da ballo improvvisata, con una cassa alla finestra e la leggerezza dell’infanzia a fare da colonna sonora. È lì che nasce il suo rapporto con il canto, un legame precoce e naturale. A 16 anni è già sui primi palchi, nelle assemblee d’istituto, con una band che le permette di assaporare l’emozione della scena. Ma la consapevolezza piena arriva più tardi, quando capisce che la musica non è solo passione: è necessità. Ogni volta che la vita la costringe a metterla da parte, qualcosa dentro di lei si incrina. Il canto non è un hobby, è identità. Nel suo percorso artistico, Francesca guarda a figure femminili che hanno fatto dell’autenticità la loro bandiera. Patti Smith, Tracy Chapman, Sade, Janis Joplin: donne che non hanno mai barattato la propria verità. Donne che hanno trasformato la fragilità in forza, la coerenza in stile. Un’eredità che Francesca ritrova anche in Italia, in artiste come Elisa, capaci di mantenere intatta la propria essenza pur attraversando generi e stagioni diverse. Dopo anni di concerti, live e tournée, arriva una pausa inattesa. La maternità, con la nascita ravvicinata delle sue due bambine, porta con sé un cambiamento radicale. Non solo nella quotidianità, ma nella percezione di sé. È un periodo complesso, fatto di introspezione, domande, nuove responsabilità. Ed è proprio in quel silenzio che qualcosa ricomincia a muoversi. L’incontro con la sua insegnante e con il team che la accompagna oggi segna una svolta: una luce che si riaccende, una strada che torna a delinearsi. Francesca riscopre la scrittura, una passione mai del tutto sopita, e la intreccia finalmente alla musica. Nasce così un nuovo linguaggio, più intimo, più diretto, più suo. Da questo processo di rinascita prende forma Vipera, il suo primo brano inedito. Una canzone che non nasce da un esercizio creativo, ma da un’urgenza. Scritta di getto, come se le parole avessero atteso per anni il momento di uscire, Vipera affonda le radici in un vissuto doloroso e taciuto per 23 anni. Francesca sceglie di non raccontare i dettagli. Non per pudore, ma per trasformare la sua storia in qualcosa di universale. Il titolo diventa simbolo: il veleno che ferisce ma non uccide, la trasformazione che non annienta ma rafforza. La sua voce, in questo brano, non è solo la sua. È anche quella di chi non può più parlare, di chi non ha trovato ascolto, di chi cerca un appiglio per uscire dal buio. Vipera è un atto di coraggio, un gesto politico nel senso più umano del termine: prendere la propria ferita e farne un messaggio. Nell’intervista con Davide Mercurio emerge con chiarezza che Vipera non è semplicemente un debutto discografico. È un punto di svolta. È la prova che l’arte può nascere dalle crepe, che il silenzio può essere solo una pausa prima della voce, che la fragilità può diventare forza condivisa. Con Vipera, Francesca Brescia inaugura una nuova fase della sua vita artistica. Una fase che promette intensità, verità e libertà. Perché quando la musica torna a essere ancora, non si limita a salvarti: ti restituisce a te stessa.
Carmela Commodaro
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