Amaroni, convegno dell’Archeoclub sulla miniera di Piano di Pirara

Un pomeriggio di studio, memoria e partecipazione collettiva: così Amaroni ha accolto il convegno dedicato alla miniera di Piano di Pirara, un appuntamento che ha saputo intrecciare ricerca scientifica, testimonianze storiche e senso di appartenenza, riportando al centro dell’attenzione un patrimonio rimasto troppo a lungo ai margini della conoscenza pubblica. A dare avvio ai lavori è stato il sindaco Gino Ruggiero, che ha sottolineato il valore di iniziative capaci di far emergere le radici profonde del territorio. Il convegno ha visto la partecipazione di studiosi di rilievo nazionale e internazionale, tra cui il professor Richard Spies dell’Università di Padova e il professor Vincenzo Festa dell’Università degli Studi di Bari. A guidare l’iniziativa è stato il professore Lorenzo Satanassi, presidente dell’Archeoclub Amaroni, promotore del percorso di studio che ha portato alla riscoperta della miniera e coordinatore del confronto tra mondo accademico e comunità locale. Determinante il contributo del consiglio direttivo dell’Archeoclub, rappresentato dal vicepresidente Raffaele Squillacioti, dal consigliere Giuseppe Sorrentino e dal tesoriere Fabio Scicchitano, che ha svolto il ruolo di moderatore. Il convegno nasce da un approfondito percorso di studio condotto da Satanassi, il quale ha ricostruito la storia della miniera di Piano di Pirara attraverso documenti, relazioni tecniche e materiali scientifici, avviando contatti con le Università di Bari e Padova e dando vita a un dialogo scientifico che ha reso possibile l’evento. Dal punto di vista geologico, le relazioni hanno illustrato le peculiarità dell’area, inserita nel basamento cristallino della Calabria e caratterizzata da processi complessi di formazione delle rocce. Particolare interesse ha suscitato la presenza di granati di dimensioni rilevanti, analizzati con tecniche avanzate che hanno permesso di ricostruire l’evoluzione del sottosuolo e di aprire nuove prospettive di ricerca. Accanto agli aspetti scientifici, grande spazio è stato dedicato alla ricostruzione della struttura della miniera grazie alla relazione del geometra Domenico Naso, ufficiale dell’esercito IGM, che già nel 1968 aveva descritto in modo dettagliato il giacimento. Il sito si sviluppa lungo un versante che risale dalla zona torrentizia fino a una vasta cava a cielo aperto, ancora oggi ben visibile, caratterizzata da una morfologia a “cucchiaio” e da un fronte estrattivo esteso. Le analisi più recenti hanno confermato la complessità del giacimento, evidenziando variazioni ambientali, distribuzioni irregolari dei materiali e un’evoluzione nel tempo legata alle attività minerarie. Uno dei momenti più intensi del convegno è stato rappresentato dalla presenza dell’intera famiglia Naso, che ha donato all’Archeoclub materiali di straordinario valore: fotografie d’epoca, strumenti tecnici e la cartografia originale utilizzata dal geometra Domenico Naso. Particolarmente toccante l’intervento della signora Elisabetta Naso, che ha espresso profonda gratitudine per il lavoro svolto dall’Archeoclub e dal suo presidente, riconoscendo nell’iniziativa un atto di valorizzazione della memoria del padre. Nel corso dell’incontro, il professor Festa ha annunciato che l’Archeoclub Amaroni ha formalmente proposto all’Università di Bari una convenzione per estendere gli studi scientifici alla miniera di Piano di Pirara. L’eventuale attivazione della collaborazione richiederà i tempi tecnici previsti dalle procedure accademiche. È stato, inoltre, affrontato il tema della concessione mineraria: dai contatti con la Regione Calabria e con il distretto minerario di Napoli è emerso che non esiste alcun decreto ufficiale di revoca. In assenza di un atto formale, la concessione avviata nel 1990 deve considerarsi ancora giuridicamente valida. In chiusura, Satanassi ha annunciato l’istituzione del Fondo Archivistico “Domenico Naso”, destinato a raccogliere e conservare tutta la documentazione relativa alla miniera, e del Fondo Scientifico Storico, dedicato ai materiali derivanti dagli studi geologici sul territorio di Amaroni.
Carmela Commodaro
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