Le “Interviste SottoTraccia” di Davide Mercurio: il viaggio onirico dei Le Hibou tra psichedelia e ricerca sonora

C’è un confine sottile dove la musica smette di essere solo suono e diventa visione. È in questo spazio, sospeso tra sogno e psichedelia, che si muove il percorso dei Le Hibou, protagonisti di un nuovo appuntamento di “Interviste SottoTraccia”, curato da Davide Mercurio per il collettivo OndaRocK. Nati nel 2006 nel cuore della scena progressive calabrese, i Le Hibou tagliano il traguardo dei vent’anni di attività con una coerenza rara. Il loro non è un semplice cammino artistico, ma un’evoluzione biologica che ha trasformato l’urgenza istintiva degli esordi in una consapevolezza matura, senza mai perdere la voglia di restare “aperti alla scoperta”. Il suono dei Le Hibou non è una somma algebrica di influenze, ma un fluire continuo. Nelle loro composizioni la musica classica dialoga con strutture progressive, mentre suggestioni jazz si intrecciano a richiami della tradizione e derive psichedeliche. Questa identità si è forgiata nello spazio condiviso della sala prove, luogo di un dialogo creativo in costante mutamento dove le individualità dei membri della band convivono in un equilibrio dinamico. Pietra miliare di questo percorso resta “Scrivere il Cielo”, un concept album nato quasi per magia tra le sessioni immerse nella campagna. Un lavoro spontaneo, arricchito dall’incontro con Renato Spaventa, capace di catturare un’energia viva che trova la sua massima espressione nella dimensione live. Indimenticabile, a tal proposito, l’apertura ai Marlene Kuntz a Perugia nel 2013: un momento di rottura degli schemi dove il palco è diventato un ponte autentico con il pubblico, all’insegna dell’improvvisazione. Nonostante i naturali cambi di formazione, la band ha vissuto ogni trasformazione come un arricchimento. L’attuale line-up riflette un’armonia capace di esprimersi in modo diretto e senza filtri. Oggi i Le Hibou sono impegnati su due fronti speculari: la costruzione di un nuovo concept album, figlio della loro anima più riflessiva e complessa; la sperimentazione di brani più immediati come “Ready or Not, Here I Come”. Proprio quest’ultimo brano, già testato dal vivo, usa la metafora del nascondino per raccontare un approccio artistico vitale: non aspettare di essere perfetti o “pronti”, ma lasciarsi attraversare dal momento e dalla musica. Inseriti in un contesto calabrese fervido e alimentato da realtà locali, i Le Hibou fuggono dalle direzioni rigide. Il loro viaggio resta aperto, una navigazione a vista guidata dall’inquietudine creativa. Per loro, ogni traguardo non è che una nuova possibilità di immaginare mondi sonori non ancora esplorati. OndaRocK continuerà a seguire le tracce di questa band che, dopo due decenni, ha ancora il coraggio di sognare a occhi aperti e volumi alti.
Carmela Commodaro
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