Squillace, un gesto che scalda la notte di Capodanno. Tre ragazzi prestano soccorso a un uomo in difficoltà

La notte di Capodanno ha sempre qualcosa di sospeso. Le strade si fanno silenziose, le case si riempiono di luci e di voci; nell’aria si mescolano attesa, speranza e un pizzico di nostalgia. È un momento in cui tutti sembrano correre verso qualcosa, verso una tavola imbandita, un brindisi, un abbraccio da dare allo scoccare della mezzanotte. Eppure, proprio in quei minuti frenetici, a volte accade qualcosa che ricorda a tutti il valore più semplice e più grande: prendersi cura degli altri.
Come la vicenda accaduta a Squillace Lido, qualche ora prima della mezzanotte di Capodanno. Di ritorno da un brindisi in un noto locale sulla statale 106, mentre la sera scivolava verso la festa, tre giovani del luogo sono stati protagonisti di un lodevole atto di solidarietà. Nei pressi del locale è giunto un uomo sui 60 anni d’età in evidente stato di alterazione. Lo sguardo smarrito, i movimenti incerti, il volto segnato da un malessere che non lasciava spazio ai dubbi, perché aveva bisogno di aiuto. I tre non lo conoscevano, non sapevano chi fosse, da dove venisse, né cosa gli stesse accadendo, ma non hanno esitato. Infatti, hanno messo da parte la fretta, la cena che li aspettava, i programmi della serata; si sono avvicinati con delicatezza, gli hanno parlato, lo hanno coperto per proteggerlo dal freddo, gli sono rimasti accanto mentre aspettavano l’ambulanza del 118. Nessuno ha guardato l’orologio. Nessuno ha pensato al ritardo. In quel momento, contava solo una cosa: non lasciarlo solo. L’arrivo dei sanitari ha portato sollievo; l’uomo è stato affidato alle loro cure. I tre ragazzi, quindi, sono poi ripartiti verso casa, accolti da famiglie che hanno ascoltato il loro racconto con orgoglio e commozione. «Siamo arrivati tardi – hanno detto – ma felici». E non c’era nulla di più vero. In una notte dedicata ai brindisi e ai buoni propositi, quel gesto spontaneo ha ricordato a tutti che la festa più autentica non è fatta solo di luci e fuochi d’artificio, ma di umanità. Perché basta poco, come il fermarsi, tendere una mano, scegliere di non voltarsi dall’altra parte, per trasformare un momento qualunque in un segno di comunità. E forse è proprio questo il miglior augurio per il nuovo anno: continuare a riconoscerci negli altri, anche quando non li conosciamo, perché la gentilezza, quando arriva inattesa, illumina più di qualsiasi scintilla nel cielo.
Carmela Commodaro
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