Squillace, lavoro e inclusione sociale: due aziende hanno ricevuto un riconoscimento internazionale per l’assunzione di persone rifugiate

Ci sono anche due aziende di Squillace tra le 227 premiate con il logo “Welcome” nell’ambito della settima edizione del programma “Welcome. Working for Refugee Integration”, il programma attraverso il quale UNHCR Italia favorisce l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro, promuovendo il coinvolgimento del settore privato in collaborazione con le istituzioni e con le organizzazioni della società civile. In particolare, nel 2024 sono stati attivati oltre 16.200 percorsi professionali per persone rifugiate, con una crescita del 38% rispetto all’anno precedente, un risultato che porta a oltre 50.300 gli inserimenti ottenuti dalla nascita del programma nel 2017. E a Squillace hanno sede due delle aziende premiate: “Dedoni Srl” che svolge attività di caseificio, cresciuta costantemente nei decenni, fino a divenire una realtà nazionale, a conduzione familiare. Guidata dai fratelli Orlando e Stefano, profondi conoscitori delle tecniche di allevamento ovino e della produzione di pecorino calabrese, Dedoni è oggi una delle realtà più importanti in Calabria e nel Meridione, con un firmamento di gioielli caseari che la rendono una grande azienda per volumi, ma con una orgogliosa e immutata qualità artigianale dei suoi prodotti. E lo storico forno “Carello Snc”, panificio, alimentari e lavorazione del cioccolato, gestito da Gregorio “Rino” Maida. Le due aziende squillacesi si sono distinte per avere proposto soluzioni concrete per l’inclusione lavorativa delle persone rifugiate. Ed è per questo che hanno ricevuto il riconoscimento internazionale. «La mia – racconta Rino Maida – è un’azienda nata a conduzione familiare ma che nel tempo, per necessità, ha saputo trasformarsi e crescere anche grazie alla collaborazione con giovani migranti accolti nel progetto Sai presente sul territorio. La mia esperienza con loro è cominciata nel 2013 ,quando Rajun, un ragazzo del Bangladesh, ospite del centro, si trovò nella necessità di lasciare la struttura e di conseguenza trovare lavoro e una casa; con determinazione e coraggio riuscì a convincermi a dargli una possibilità. Da quel momento è iniziata una storia di umanità, collaborazione e responsabilità condivisa con i ragazzi stranieri. Mi aiutano nel lavoro e molte volte mi rendono partecipe dei loro problemi e delle loro necessità, come trovare una casa che è sempre un problema a cui spesso si rimedia facendomi io stesso garante presso i locatori. Da allora l’impegno della mia azienda verso i rifugiati non si è mai fermato e, grazie alla collaborazione con Fondazione Città Solidale, abbiamo conosciuto tanti ragazzi che hanno partecipato a vari stage e abbiamo avuto anche la possibilità e il piacere nel tempo di assumerne cercando sempre di farli sentire accolti come in una famiglia. In questo ci riescono bene le nonne della famiglia che li trattano come nipoti, sgridandoli anche all’occorrenza, tanto che tutti quelli che ci sono stati e che ci sono adesso sentendo questo affetto le chiamano affettuosamente nonne. Molto importante, inoltre, per me è il fatto che molti miei clienti, conoscendoli perché fanno le consegne a domicilio, hanno imparato ad apprezzarli affezionandosi e partecipando alle loro vicissitudini».
Carmela Commodaro
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